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Lo starter aretino Bircolotti difende la sua mossa: "Palio nato male, ho fatto il possibile"

Luca Serafini
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Il Verrocchio come la bocca di un vulcano. Il mossiere Renato Bircolotti ne esce un po’ scottato, bersagliato da critiche sulfuree, ma anche con la piena serenità di chi ha fatto il possibile nelle condizioni date. Lo starter di Castiglion Fiorentino nominato per sostituire il febbricitante Bartolo Ambrosione, era consapevole che non sarebbe stata una passeggiata in un Palio nato male. “Penso di aver assolto il mio compito - dice - considerando tutte le problematiche che hanno segnato questo Palio, dalle prove di notte in poi, passando dall’assegnazione dei cavalli alla prova generale: cavalli esordienti che non sono risultati pari alla aspettative”. Che la situazione fosse particolare era evidente con lo stop precauzionale scattato il sabato mattina ai cavalli di Istrice e Civetta, che ha ridotto da dieci a otto i partecipanti. Poi al canape c’è stato quello che c’è stato: l’ulteriore ritiro di Leocorno e Bruco e la mossa. Molto criticata. 

Di fatto sono partiti il Drago e la Torre, oltre alla Pantera di rincorsa. Fuori causa gli altri.

“Ho giudicato valida la mossa perché a mio avviso c’erano le condizioni: nella parte bassa verso lo steccato i cavalli non erano schiacciati, compressi, c’era spazio sufficiente e l’allineamento pure. Potevano partire e come è entrata la Pantera di rincorsa ho sganciato. Il Drago è stato più lesto, gli altri come il Montone, che risultava rivolto verso la partenza, non sono andati via, come imbambolati”. 

Quindi la ridarebbe tale e quale?

“A cose fatte, dopo un palio, si può sempre dire ed eccepire tutto. Ma la mossa va presa all’istante con le condizioni di quel determinato momento e in quel preciso contesto. E la mossa perfetta, come ho sempre detto, non esiste”. 

Le mosse false precedenti? Ha ricevuto critiche pure su quelle.

“Vorrei dire che di mossa invalidata c’è stata la prima, perché una contrada (la Lupa ndr) era completamente girata al contrario, mentre le altre situazioni sono stati abbassamenti di canape per motivi di sicurezza, che è diverso. A Siena la partenza la detta il cavallo di rincorsa ma se al canape ci sono forzature, i fantini non rispettano i tempi e osano più del dovuto, ci si può far male e allora occorre intervenire a scopo cautelativo”.

C’è chi ha stigmatizzato il fatto che i fantini tra i canapi la chiamassero per nome, Renato, con eccesso di confidenza.

“Questo sta alla professionalità del fantino che è sul cavallo. Io non mi permetto mai di chiamare i fantini per nome. Ci vorrebbe più rispetto”.

Dalla soddisfazione della nomina da vice a mossiere titolare, alle pesanti critiche ricevute: fa male?

“La riduzione dei cavalli alla vigilia aveva incanalato la corsa in un binario che difficilmente avrebbe potuto portare ad un Palio gioioso, la situazione era già compromessa”.

Amareggiato?

“C’è la soddisfazione di essere arrivato sull’olimpo del Palio di Siena dopo una lunga attività nei palii italiani e con la profonda conoscenza della manifestazione senese. Certo, c’è l’amarezza per essermi trovato a dover gestire problemi a monte che poi in pista non potevano produrre una situazione lineare. Credo che sulla scelta dei cavalli dovrà essere fatta una profonda riflessione, recuperandone di più sicuri e testati”.

Ha sofferto la delicata responsabilità affidatale in extremis?

“Sinceramente no, sono abituato a misurarmi con situazioni di stress elevato. Anche se Piazza del Campo è un contesto totalmente diverso da ogni altro palio”.

Ha rivisto il sindaco De Mossi, cosa vi siete detti?

“Ci siamo visti dopo il Palio per i saluti di rito e le congratulazioni ai vincitori. Non siamo entrati nel merito tecnico, sta a lui fare valutazioni”.

Tornerà sul Verrocchio?

“Se mi dovesse essere chiesto ci dovrei pensare, ora preferisco staccare un po’”.