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Spagna '82, Ciccio Graziani racconta: "Cosa ci disse Zoff prima della finale e quell'abbraccio con Pablito"

Francesca Muzzi
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Oggi, 40 anni fa. Sembra passato un giorno, perché chiunque c’era si ricorda dove era esattamente a vedere la finale Italia-Germania che consegnò agli azzurri un Mondiale diventato eterno. Oggi 40 anni fa, Ciccio Graziani, tra quegli undici eroi, ricorda Paolo Rossi e le parole di Zoff prima della finalissima e con un balzo in avanti nel tempo commenta anche l’eliminazione dell’Italia dai Mondiali. Perché sembra incredibile, ma nell’anno dei 40 da quella stupenda vittoria, gli azzurri ai Mondiali non ci andranno: “Il calcio, a volte, è maledetto”, dice Graziani. Ora. Prima, 40 anni fa, no. E riavvolge il nastro.
- L’abbraccio di Pablito.
“Avevamo vinto contro l'Argentina, 2-1 ma anche in quella partita, Paolo non fu brillante. Di certo, il suo anno di inattività per il calcio scommesse lo aveva messo a dura prova. E aveva patito molto anche la preparazione ad Alassio prima di partire per quel Mondiale. Ma nonostante tutto, il suo sorriso e la sua gioia non erano stato scalfiti. Se tu avevi un problema bastava parlare con lui e tutto passava. Era un compagno meraviglioso”. “La mattina dopo la partita con l'Argentina - prosegue Graziani - scorgo Paolo in un tavolino da solo, dopo colazione, tutto pensieroso. Mi avvicinai: 'Paolo che c'hai, hai qualcosa che non va, perchè tu sei sempre sorridente, felice'. Mi rispose: ‘Ciccio, sono preoccupato, perchè io ho l'impressione che con il Brasile non giocherò perchè mi arrivano dall'Italia voci che i giornali cercano di condizionare Bearzot per fare giocare Causio da una parte, Bruno Conti dall'altra e tu centravanti anche in virtù del fatto che le mie prestazioni in questo momento, me ne rendo conto anche io, non sono belle'. Io gli risposi: ‘Paolo, non ti preoccupare, perchè tu sai la stima che Bearzot ha per te. E' vero che non hai ancora fatto gol, ma in alcuni momenti di alcune giocate tu eri presente, non è che sei stato una comparsa. Le tue prestazioni comunque le hai fatte'. E Paolo mi rispose sempre più convinto: ‘Ciccio io ho l'impressione che non gioco'. 'Dai retta a me, Paolo - replicai - Tira fuori il sorriso che hai sempre avuto, non ci pensare, mancano ancora due giorni alla partita con il Brasile vedrai che Bearzot non ti lascia a piedi. Ti stima molto, ha fatto di tutto per portarti con noi. Guarda io invece ho l'impressione che non solo giochi con il Brasile, ma tu farai anche gol’”. “Paolo gioca e fa tre gol - racconta Graziani - e a fine partita rientrando negli spogliatoi vedo Paolo che arriva e mi abbraccia forte, ma non mi dice nulla. Come mai quest'abbraccio - mi chiesi - perchè era inusuale per lui. Poi riflettendo ho detto: ma mica sarà per quel dialogo che abbiamo avuto a bordo piscina prima che lui sapesse di giocare o non giocare contro il Brasile. E allora gliel'ho chiesto e lui mi ha risposto: 'Ciccio le tue parole sono state molto importanti per me. In quel momento mi hai ridato forza, entusiasmo, voglia di lavorare e sono contento di quello che mi hai detto'. E io quell'abbraccio, a 40 anni di distanza, lo ricordo ancora come un abbraccio fraterno di una persona che in un momento di difficoltà ha trovato un amico che gli ha dato conforto ed entusiasmo”.
- Le parole di Zoff.
“Era solito - continua a raccontare Graziani - che prima delle partite ci si abbracciava tutti. Dino Zoff che era il nostro fratello maggiore ci dava le indicazioni finali. Prima di salire in campo per la finale dell' 82, Dino ci disse: ‘Ragazzi se fino ad oggi abbiamo dato il 100 per 100 stasera non basta, oggi bisogna arrivare almeno al 150, perchè noi facciamo la storia della nostra Nazione. E facciamo la nostra storia solo se vinciamo, perchè se arriviamo secondi siamo i primi dei perdenti e non ci ricorderà nessuno. Molto probabilmente forse noi ai nostri nipoti racconteremo...sai io ho fatto anche la finale di Coppa del Mondo, ma poi fai fatica a dirgli il risultato, perchè non c'è appeal anche quando lo racconti'. In quel momento tutti pensammo alla nostra Italia e dicevamo pensa che grande entusiasmo può generare una vittoria di questo livello anche nella nostra bella Italia. E allora Dino ci disse: ‘Mi raccomando oggi il 150 per cento’. Ci siamo abbracciati così forte tutti, anche quelli che non giocavano e siamo entrati in campo con la consapevolezza che quella partita l'avremmo vinta. E' stato un momento magico”.
-Bearzot
“Bearzot - racconta ancora Graziani - era un grande uomo. Eccezionale, perchè aveva carisma, personalità era intelligente e sapeva gestire il gruppo. Aveva sempre una buona parola per tutti. Io credo che tantissimi di noi si sono anche confidati con lui. Avevamo un rapporto talmente bello, a volte anche intimo, che faceva piacere. Spesso si stava seduti a chiaccherare anche per un'ora, di tutto. Meno che di calcio. Di calcio ne parlavi nel momento opportuno. Prima di entrare in campo contro la Germania ci dette le raccomandazioni tattiche e tecniche, ma ci dava tanto entusiasmo. Ci diceva sempre: non preoccupatevi troppo degli altri, preoccupiamoci di fare bene noi. Se gli altri sono forti non ha importanza, noi siamo altrettanto forti”. 
- La vigilia della finale.
“Alla vigilia della finale, Antognoni non ce la fa per un dolore al piede - racconta ancora Graziani - Io lo confortavo e gli dicevo che in un modo o nell’altro il professor Vecchiet avrebbe risolto. Andiamo a riposare e verso le 22.30 Giancarlo comincia a dirmi: ‘Eh Ciccio non ce la faccio. Ho l’impressione che devo saltare la partita’. ‘Ma no Giancarlo non ti preoccupare. Vedrai che la soluzione, per farti giocare, la trovano’. Passa un po’ di tempo e Antonioni sempre: ‘No no Ciccio non ce la faccio, ho questa mancanza di sensibilità al piede e io lo consolavo ancora. Passa ancora un po’ di tempo, mi stavo per addormentare e Antognoni ancora: ‘No Ciccio non ce la faccio. Non la potrò giocare’, ‘Giancarlo adesso dormiamo tranquilli, vedrai che la finale la giochi’. Passa ancora un quarto d’ora, io stavo per addormentarmi davvero e Giancarlo: ‘Ciccio domani’.. ‘Ascolta Giancarlo m’hai rotto i c… è mezzanotte. Io non so se domani ce la fai a giocare, ma di sicuro io gioco e se non mi fai dormire, sarò uno straccio’”. Quello che è successo dopo è storia, con un dietro le quinte: “Il giorno dopo - racconta Graziani - ha provato e non ce la fatta. E Antognoni saltò la finale. Mi disse: ‘Pensa nella foto che farete oggi quella è la squadra che ha fatto la finale del campionato del mondo’. Tanto che io dissi, vabbè che discorsi su 7 partite ne hai giocate 6 se ne salti una… e lui rispose: ‘il giorno che verrà fatta questa foto io sono escluso’. Tanto è vero che a Coverciano c’è la foto con su scritto ‘Nazionale campione del mondo ‘82’, ma in quella foto c’è Bergomi e non Antognoni”. 
- La partita sull’aereo.
Di ritorno dai Mondiali di Spagna, famosa resta la partita sull’aereo con il presidente Pertini. “Bearzot con Causio e il presidente Pertini con Dino Zoff - ricorda Graziani - E noi in quattro o cinque a vedere la partita. Si mettono a giocare a carte, a scopone. Pertini lascia scopa di 7, Bearzot fa scopa di 7 e Zoff cala il 7 e Causio fa scopa di 7 e Dino gli fa ‘presidente ma mi lascia scopa di 7 e non ha nemmeno un 7 in mano?’ ‘Caro Zoff lei non è capace a giocare a carte - gli rispose Pertini - lei lo doveva sapere che io non ho il 7 in mano’. ‘Ma presidente - gli dice Zoff - a scopone si gioca in coppia’. ‘No caro Zoff, lei ha sbagliato’. Io guardo Dino e gli faccio: Dino questo è un grande presidente, ma a carte non sa giocare’”. 
- Italia ‘82 e Italia 2006.
“Avere vinto quel Mondiale è stata una cosa fantastica. Quando oggi ci ripenso dico che quella era una squadra strepitosa. Aveva tutto non gli mancava niente - dice Graziani - Il nostro è stato un Mondiale in crescendo. Nel 2006 invece, mi ricordo che la mattina sul giornale le prime quattro pagine erano dedicate a Calciopoli, allo scandalo che imperversava. Alla Juve in B e solo alla quinta pagina si cominciava a leggere dei Mondiali in Germania. La gente sembrava più distaccata dal calcio, fino a quando ci siamo dimenticati di Calciopoli e abbiamo tutti gioito. Come sempre è il momento storico quello che conta”.
 Italia fuori dai Mondiali.
“Purtroppo non siamo stati nè bravi e nè fortunati. Siamo andati fuori dal Mondiale a scapito della Svizzera che ogni volta che l'abbiamo incontrata l'abbiamo messa sotto. Abbiamo avuto due match point con due calci di rigore e li abbiamo sbagliati tutti e due. C'è anche tanta sfortuna. Quando uscirono i gironi - racconta Graziani - dissi come si fa a non andare al Mondiale. C'era solo la Svizzera che ci poteva dare noia. E tra l'altro era una Nazionale che, grazie a Mancini e a quella vittoria di un anno fa agli Europei, aveva ricreato un bell'entusiasmo. Ma il calcio a volte è maledetto anche per questo. Ti porta alle stelle e un anno dopo alle stalle. Non qualificarci per due Mondiali di seguito è un dramma sportivo”. 
Ma oggi no. Oggi, 40 anni fa, l’Italia dell’estate più bella gioiva con quei ragazzi e quella Nazionale. Bella e immortale.