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Baby gang, il leader Montana chiede processo lontano da Arezzo: decide la Cassazione

Luca Serafini
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Montana, il ventenne leader della baby gang, chiede di essere processato lontano da Arezzo. Teme pregiudizi nella città dove gli è attribuita la paternità di una serie di azioni violente, con il ruolo di “boss” del gruppo di minori qualificato come associazione a delinquere. I difensori del giovane cantante trap arrestato a marzo hanno presentato istanza affinché venga riconosciuta l’incompatibilità ambientale per questo procedimento, temendo un clima avverso e connotato da presunti pregiudizi con, alla fine, pene esemplari. Saranno i giudici della Cassazione a valutare se davvero occorre una sorta di “campo neutro”, il tribunale di un’altra città, nel quale celebrare il processo. O se invece la comprovata oggettività, terzietà e competenza dei giudici aretini garantisce un giudizio sereno ed equo senza alcun condizionamento. Pare che a indurre i legali di Montana - R.W, le iniziali del vero nome - a sollevare la <TB>questione sia stato il forte impatto mediatico avuto dalla vicenda della banda di ragazzini che ha imperversato in città, unita a certe esternazioni a livello politico. Da parte dell’amministrazione comunale il vice sindaco Lucia Tanti, assessore con delega al sociale, ha contestato con decisione una lettura in chiave “buonista” della vicenda, auspicando pene severe per gli autori di atti delinquenziali. I dibattito si è arricchito di voci critiche sul “disagio giovanile”, con prese di posizione anche ad opera di genitori dei ragazzi arrestati e di partiti politici. Quanto questo confronto possa interferire con sull’iter giudiziario, è tutto da capire. Il fascicolo su Montana - rapine, estorsioni, minacce e lesioni i reati ipotizzati - è portato avanti dal pm Julia Maggiore (mentre per tutti gli under 18 arrestati a maggio la competenza è del tribunale dei minorenni) ed il giudice incaricato di tenere l’udienza preliminare è Stefano Cascone. In attesa della Cassazione, il processo è sospeso. Il trapper Montana dopo l’arresto in carcere ha poi ottenuto i domiciliari presso la madre, al nord. Può usare i social e risulta che mantenga rapporti con gli amici aretini. Gli viene attribuito un ruolo apicale, con attrazione magnetica: si ispirava al personaggio di Scarface interpretato da Al Pacino. Gli aderenti al gruppo dovevano meritarsi sul campo l’appellativo Montana, identificativo della “famiglia”, e secondo Questura e Polizia Municipale le azioni di forza erano svolte non solo per soldi e oggetti ma anche per il gusto di affermare il dominio di alcune parti di Arezzo. 

PERMESSO PER LO STAGE

Il giudice minorile ha concesso ad uno dei ragazzi arrestati per associazione a delinquere (la baby gang) la possibilità di uscire dai domiciliari per frequentare le ore di stage in officina. A beneficiare di questa opportunità è lo studente aretino difeso dall’avvocato Gabriele Tofi che a fronte di un atteggiamento di ravvedimento ha ottenuto dopo pochi giorni di detenzione la possibilità di uscire dall’istituto minorile dove era stato rinchiuso dopo il blitz di maggio. Ritenuto membro del gruppo che seminava il panico tra gli adolescenti, il ragazzo dette segnali di pentimento. "Mi rendo conto di aver toccato il fondo. Chiedo di aver la possibilità di ripartire, da quando ho conosciuto la mia ragazza sono uscito dalla gang e sono diventato un'altra persona": disse al giudice. Il minorenne ha completato l’anno scolastico e gli è consentito di fare pratica in una officina della città seguendo così il percorso previsto nell’istituto superiore che frequenta. Nel concedergli i domiciliari, il giudice scrisse: "sembra aver avviato un percorso di autocritica". Come gli altri che amavano fotografarsi con armi e soldi, che avrebbero firmato prepotenze e violenze in giro per la città, dovrà saldare i suoi conti con la giustizia.