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Tari, Esselunga vince sfida con il Comune di Arezzo: non deve pagare la tassa per il parcheggio interrato

Luca Serafini
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Ha vinto Esselunga. Ha perso il Comune di Arezzo. Il supermercato di via Leonardo da Vinci non deve pagare la Tari per il parcheggio interrato. Lo ha sancito in modo definitivo la Cassazione, con una sentenza che pone fine alle rivendicazioni del municipio aretino. Secondo Palazzo Cavallo la tassa era dovuta e per questo ha ingaggiato il lungo braccio di ferro con Esselunga. Ma è di questi giorni la pubblicazione del verdetto dei supremi giudici (sesta sezione civile) che fa perno intorno a quanto fissa l’articolo 5 del regolamento Tari del Comune di Arezzo: “Non sono soggette al tributo locale le aree che non possono produrre o non comportano, secondo la comune esperienza, la produzione di rifiuti in maniera apprezzabile per la loro natura o per il particolare uso cui sono abitualmente destinati". E la superficie sotterranea di un parcheggio “è indubbio” che appartiene a questa categoria: “aree destinate a viabilità situate in un parcheggio esterno o interno che non producono (secondo la comune esperienza) quantità apprezzabili di rifiuti". Punto. A nulla sono valse le argomentazioni e la memoria portati a Roma dagli avvocati del Comune. La Suprema Corte di Cassazione, con presidente di sezione Antonio Francesco Esposito, ha confermato pari pari ciò che già nel 2020 aveva stabilito la Commissione tributaria regionale della Toscana. Oggetto della disputa era la cartella del saldo Tari per l’anno 2016. Il Comune batteva cassa per una cifra che si aggira sui 20 mila euro: soldi chiesti a Esselunga per la fin troppo nota tassa destinata a finanziare i costi del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti. A proposito di quei metri quadrati del parcheggio sotterraneo dello <CF1402>super store</CF>, il colosso del commercio si era considerato esente. Incontrando l’opposizione del Comune, agganciata a diverse interpretazioni della normativa e del regolamento. Così, una volta incassata la sconfitta in Commissione tributaria (ricorso di Esselunga vincente) il municipio ha portato il tema nella Capitale, al Palazzaccio, con l’obiettivo di ribaltare tutto e recuperare le varie annualità della Tari perdute per quella superficie. Moltiplicando l’importo verrebbe fuori una discreta cifra. Ma il concetto per il quale l'area coperta è equiparabile ad un locale e quindi assoggettata alla tassa non ha fatto breccia. Così il vivace contenzioso legale portato avanti per il Comune dagli avvocati Stefano Pasquini e Lucia Rulli si è concluso con il successo di Esselunga, alla quale il Comune di Arezzo deve anche rifondere le spese del giudizio.