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Siccità, tre giorni di preghiere davanti all'antico Crocefisso di Castiglion Fiorentino per chiedere la pioggia

Piero Rossi
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La tremenda siccità di questi mesi fa tornare di attualità un antico rito della religiosità di Castiglion Fiorentino: nella Chiesa del Gesù si “scopre il Crocefisso”, come si usava dire un tempo, per implorare l'intervento divino per far cadere la pioggia. Questa mattina, domani e sabato triduo di preghiera al Gesù: Messa alle 7.30, poi la Chiesa sarà aperta fino alle 12.30 per la preghiera personale. Una antica tradizione vuole che il popolo si raduni nella chiesa del Gesù, o “del Crocefisso”, per pregare e chiedere l'aiuto divino in momenti di particolare difficoltà: una siccità, una pestilenza, un'alluvione, un terremoto.

Si parla di “scoprire” il Crocefisso perché in queste occasioni viene abbassata la copertura che abitualmente nasconde l'immagine del grande Crocefisso sull'altar maggiore del piccolo oratorio attiguo alla Chiesa della Collegiata. Un'opera di incerta attribuzione, ma esperti autorevoli parlano di Baccio da Montelupo e della scuola fiorentina del '500.

Davanti alla sacra immagine si prega per alcuni giorni, per ottenere la grazia richiesta, in genere qualche cosa che riguarda tutta la società. Il rito fu sollecitato dalla gente anche nei tragici giorni iniziali del Covid, ma le restrizioni governative non permisero all'Arciprete, monsignor Marcello Colcelli, di aprire la chiesa e permettere al popolo di radunarsi.

Esiste anche un episodio storico a cui si richiama questa tradizione. Fino a qualche decennio fa si usava “scoprire il Crocefisso” il 14 maggio per ricordare quella volta che – nel 1799 - terrorizzati dall'imminente passaggio di un'orda di mercenari – i “polacchi”, li definiva la gente – che stavano portando morte e distruzione, il popolo si radunò davanti al Crocefisso per chiedere che il paese fosse risparmiato. Secondo la credenza popolare una nebbia improvvisa coprì il paese, che così fu ignorato e risparmiato dai barbari.

Gli storici meno fideisti dicono che i castiglionesi pagarono un riscatto ai “polacchi” per essere risparmiati, ma le vie del Signore sono sempre state infinite, per cui l'intervento divino sollecitato dalle preghiere del popolo castiglionese, può esser passato sia dagli occhi, che nel cuore, che nel borsello dei barbari.