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Esame di Maturità: si è diplomato il giovane che uccise il padre. E' in una Rems e fa progressi

Luca Serafini
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Giacomo Ciriello ha superato l’esame di Stato. Si è diplomato da privatista con 73 all’istituto professionale di Foiano. Ha potuto partecipare in presenza alla prova scritta e all’orale con il permesso del giudice: sì, perché Giacomo è in libertà vigilata presso una struttura dove si eseguono le “misure di sicurezza”. Il 26 febbraio 2017, a Lucignano, Ciriello uccise suo padre Raffaele, 51 anni, con un colpo di fucile: il ragazzo era in preda ad un raptus, non era padrone delle sue azioni, hanno riconosciuto gli specialisti, e quindi non ha ricevuto una condanna come si fa con i delinquenti. Deve compie un percorso di recupero a Carmignano di Prato: rimette a posto le tessere scombinate della sua giovane e drammatica vita e può pensare ad organizzare un futuro. Un lavoro, una famiglia. A dicembre Giacomo Ciriello compie 24 anni. L’8 luglio si è presentato davanti alla commissione di esame per la Maturità ed ha sostenuto una prova brillante. Nella prova scritta ha scelto la traccia sul potere che esercita la musica sugli esseri umani. Due giorni prima, il 6 luglio, Giacomo è stato sottoposto ad un altro tipo di giudizio: quello sul mantenimento o no della misura di sicurezza che è obbligato a rispettare, per sé e per gli altri, nella Rems. Il giudice di sorveglianza di Firenze ha preso atto dei progressi fatti dal giovane, delle relazioni prodotte dalla residenza che lo ospita, ha ascoltato gli avvocati Stefano Del Corto e Tommaso Ceccarini, difensori di Giacomo. Poi si è riservato la decisione. Comunicherà più avanti se la condizione attuale di Ciriello deve essere mantenuta e quindi fra quanto tempo rivalutarla. Ma potrebbe anche decidere che il 23enne ha già recuperato uno stato tale da consentirgli il ritorno nella società senza alcun vincolo. Vedremo se per il giudice permangono elementi di instabilità per quel “disturbo della personalità” di cui, fu accertato, soffriva il ragazzo. Chi lo conosce ne parla in modo positivo: un giovane pieno di risorse, che ha elaborato quanto accaduto e gradualmente si accinge a rientrare nella società facendo la sua parte. Il quadro è in evoluzione e quella sera di febbraio, quando per Giacomo tutto era buio, era sprofondato in un gorgo di negatività, sembra lontanissima. La perizia individuò la patologia di cui soffriva, forse generata da problemi psicologici vissuti durante la separazione dei genitori. Non ci fu un vero movente ad armare la mano di Giacomo, in quel periodo cupo, irascibile, introverso. Aggressivo. C’era stata una lite a cena nel casolare di Lucignano, dove Giacomo era con il padre Raffaele, artigiano del ferro. L’uomo uscì e andò al bar, al rientro sulle scale si trovò davanti le canne della vecchia doppietta. Il figlio fece fuoco, poi chiamò i carabinieri. Una tragedia. La morte del fabbro suscitò grande dolore. Il destino del giovanissimo Giacomo inizialmente oscillò tra scure prospettive di detenzione e spiragli di guarigione e recupero. Ora c’è il diploma. Il buon rapporto con la madre, la voglia di rendersi utile. La frase che campeggia sul profilo facebook di Giacomo Ciriello, scelta tra i pensieri di Bukowski, vale per tutti: “Siamo tutti troppo freddi. Se solo parlassimo, dicessimo quello che sentiamo, le cose andrebbero meglio”.