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Lavoro, crisi Fimer: tribunale di Arezzo chiede alla società chiarimenti entro l'8 settembre su concordato

Luca Serafini
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Non c’è un sì ma neanche un no. Altra proroga per Fimer: fino all’8 settembre. Il tribunale di Arezzo ha chiesto all’azienda di Vimercate, con stabilimento a Terranuova Bracciolini, alcune integrazioni al piano presentato a fine giugno per scongiurare il fallimento e ripartire con nuovo slancio nel mercato del fotovoltaico. Esaminate le carte, i giudici hanno quindi dato una valutazione non negativa ma ritengono necessari “chiarimenti” prima di poter dare il nulla osta all’operazione. Del resto si parla di svariati milioni di debito e la proposta di Fimer deve risultare pienamente convincente per tribunale e creditori. Quindi, il collegio presieduto dal giudice Federico Pani non ha fatto scattare il disco verde anche se il percorso delineato dallo studio legale Gatteschi e Catacchini, insieme [TESTO]ai tecnici dell’advisor Pirola Corporate Finance, [/TESTO]risulterebbe serio e credibile. A metà settembre l’udienza per decretare o meno l’ammissione della proposta. Intanto questa resta un’estate di incertezza per i lavoratori della Fimer: sulle spine circa ottocento tra diretti e indiretti. La tempesta che si è abbattuta sull’azienda che realizza “inverter” per l’energia solare appare un assurdo considerata la corsa alle fonti energetiche rinnovabili, eppure ormai da fine 2021 siamo a seguire la crisi che tiene col fiato sospeso una delle principali attività del territorio aretino. Da quello che è stato possibile capire, la proposta presentata in tribunale da Fimer non poggia su alcun fondo specifico, né la tedesca Certina né la britannica Attestor, si tratta piuttosto di un complesso progetto economico, finanziario e produttivo che trae linfa da fonti interne. Come? E’ prevista la vendita di una partecipata in India, che porterebbe risorse, sono programmate altre operazioni volte a tamponare l’esposizione debitoria. E poi ci sarebbe l’accensione di importanti linee di credito: commesse di lavoro robuste, intorno alle quali generare un bilancio sano. Tecnicamente il tribunale si trova di fronte ad una proposta di “concordato preventivo in continuità aziendale diretta”, con prosecuzione dell’attività da parte dello stesso proprietario (Filippo Carzaniga) e mantenimento dei livelli occupazionali. La realtà parla però di fabbrica in panne, ammortizzatori in atto, nubi da diradare. Ora la richiesta di “integrazioni documentali” e chiarimenti. A settembre la decisione. Concordato o capolinea.