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Arezzo, sull'Alpe di Poti attività industriale abusiva per produrre cippato: blitz dei carabinieri e sequestro

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Non c’è pace per l’Alpe di Poti in attesa di un vero rilancio e costellata di problemi vari. Scoperta e sequestrata proprio davanti al vecchio albergo, una attività ritenuta abusiva per la produzione di cippato di legno, con annesso stoccaggio del materiale, per oltre mille metri cubi. Quello che doveva essere un sito utilizzato come deposito per movimentare la legna, ospitava l’intero ciclo produttivo: è ciò che i Carabinieri della Sezione di Polizia giudiziaria della Procura contestano. Per questo hanno sottoposto a sequestro preventivo d’urgenza l’“imposto” temporaneo per la movimentazione del legname.

 

 

Al suo interno operavano due società specializzate in utilizzazioni boschive (una dell’Emilia Romagna e una di Lucca) che travalicando i limiti di quanto consentito, avrebbero dato vita ad una unità locale adibita alla produzione industriale del cippato di legno (combustibile). In assenza di autorizzazione. Anche la produzione di energie alternative, dunque, necessita di controlli accurati. Da parte dei residenti della zona erano pervenute lamentele per le emissioni di polveri e sonore che provocavano disagi. I Militari dell’Arma coadiuvati dal Dipartimento Arpat hanno constatato che una superficie a fondo naturale di circa 22.000 metri quadrati che “doveva essere deputata alla sola ricezione e movimentazione del legname derivante da utilizzazioni boschive di superfici poste nelle vicinanze “, era stata invece “trasformata in un vero e proprio ciclo produttivo industriale per la produzione del cippato di legno mediante la realizzazione a terra di stoccaggi di migliaia di metri cubi dello stesso con impiego di 4 veicoli professionali e operai in attività”. Il blitz ha fatto interrompere tutte le operazioni in corso con l’apposizione dei sigilli sull’intera superficie e su quanto contenuto all’interno.

 

 

 

Il Giudice per le indagini preliminari, con provvedimento del 27 luglio, ha convalidato il sequestro preventivo ritenendo sussistenti i reati ipotizzati che vanno dalla “illecita gestione di rifiuti, alle emissioni non autorizzate fino alla dispersione sul suolo di rifiuti liquidi”. Il giudice ha ritenuto che la raccolta, lo stoccaggio e la trasformazione (cippatura) del legno, eseguita con mezzi professionali costituisse una attività industriale non autorizzata dalla Legge forestale regionale che consente gli “imposti temporanei o permanenti” per la sola ricezione di legname pronto per la vendita o per il carico su camion e non per la sua destinazione ad una lavorazione industriale. Per il gip “non può trovare applicazione, nel caso di specie, neppure il disposto che consente la gestione del materiale vegetale al di fuori della normativa sui rifiuti dal momento che la lavorazione contestata determinando un pericolo per l’ambiente e per la salute delle persone non permetteva di invocare tale regime di favore”. Il carattere industriale della lavorazione avrebbe poi imposto il rilascio di un’autorizzazione e la predisposizione di misure necessarie al contenimento delle emissioni. Ancora guai a Poti, dopo i rave party alla ex Fontemura, il degrado e la mancata valorizzazione.

Lu.Se.