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Arezzo, oro sporco riciclato ed evasione fiscale: scoperto giro tra società, scattano sequestri per 10 milioni

Luca Serafini
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Denaro, conti, immobili, metallo. Sequestri per un valore complessivo di 10 milioni sono scattati nei confronti di un gruppo di persone indagate nell’ambito di una complessa inchiesta su un presunto autoriciclaggio e su reati tributari attraverso il commercio di oro e preziosi. 
Le indagini sono della Guardia di Finanza di Arezzo il cui Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria ha rivoltato come un calzino l’attività di alcune società collegate tra loro, molte con sede fuori dal distretto aretino dei preziosi, tutte italiane. 
E’ stato il giudice delle indagini preliminari, dottoressa Giulia Soldini, a emettere il decreto che pone i sigilli al patrimonio degli indagati (inizialmente sei poi divenuti un numero maggiore) come sequestro preventivo. In questo modo si blocca il presunto illecito profitto dei reati che vengono contestati nell’inchiesta cominciata oltre un anno fa e ancora in itinere, condotta dal sostituto procuratore della Repubblica, Marco Dioni, che nello specifico settore dell’oro “nero” ha una specifica competenza a partire dai tempi dell’ormai storica vicenda di Fort Knox.
La tenaglia del sequestro è consentita dal codice - in presenza di elementi a supporto delle contestazioni mosse - per bloccare soldi che in caso di conferma delle accuse, lo Stato potrebbe confiscare.
Quello scoperto dalle fiamme gialle aretine risulterebbe un grande e sofisticato sistema su scala nazionale che avrebbe consentito da un lato di sbiancare importanti quantitativi di oro di dubbia provenienza, probabilmente non lecita e quindi “sporco”; dall’altro lato i passaggi tra le società coinvolte nella trama smantellata dalla Finanza erano stati elaborati - sempre stando agli inquirenti - in modo tale da eludere consistenti versamenti delle imposte.
I passaggi da una società all’altra sono stati ricostruiti in modo meticoloso dai finanzieri, che hanno intercettato la presunta maxi frode partendo da accertamenti su società di Arezzo e provincia. Oltre all’oro gli scambi commerciali macchiati dai reati, secondo la procura riguardano anche altri metalli preziosi come il palladio. Venivano veicolati tra società saltando l’Iva. Perno delle operazioni finite nel mirino della Finanza e della Procura sarebbe stato il meccanismo della “compensazione fiscale” e cioè la possibilità di estinguere una situazione fiscale debitoria con una corrispondente situazione creditoria. Per confezionare i disegni di evasione e ripulitura di metallo sporco, poi, un ruolo strategico lo aveva una società cosiddetta “cartiera” in quanto utilizzata esclusivamente per emettere fatture su operazioni inesistenti, a tutto vantaggio dei beneficiari, con il consueto giochino di abbattere il proprio imponibile attestando spese fasulle.
Poco o nulla filtra dagli inquirenti su una inchiesta voluminosa e assai complicata, svolta con metodi tradizionali. Nel bel mezzo di questa bollente estate arriva adesso la mazzata dei sequestri a carico delle persone indagate, un provvedimento che per quanto ancora inquadrato in un contesto preliminare, di ipotesi tutte da dimostrare, rappresenta comunque un primo punto fermo. 
Il pronunciamento di un giudice che allo stato degli atti riconosce comunque come possibile che la rete di collaborazioni tra società potesse davvero funzionare per sciacquare e ripulire oro sporco e nello stesso tempo compiere un pesante dribbling ai danni dell’erario.