Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Arezzo, bollette rifiuti: dai sindaci arriva il no agli aumenti. Ecco chi sono e cosa chiedono

Sara Polvani
  • a
  • a
  • a

Undici sindaci della provincia contro gli aumenti delle bollette dei rifiuti. I primi cittadini di Anghiari (Alessandro Polcri), Bibbiena (Filippo Vagnoli), Capolona (Mario Francesconi), Castel Focognano (Lorenzo Ricci), Castel San Niccolò (Antonio Fani), Castiglion Fibocchi (Marco Ermini), Castiglion Fiorentino (Mario Agnelli), Cortona (Luciano Meoni), Monterchi (Alfredo Romanelli), Monte San Savino (Gianni Bennati) e Sansepolcro (Fabrizio Innocenti), si sono trovati “compatti nel denunciare una gestione che, negli ultimi anni, ha trasformato i Comuni da casa dei cittadini a esattori delle tasse, senza speranza di poter offrire agli stessi servizi adeguati a tali aumenti”. L’appello degli undici sindaci - contenuto in una nota inviata ieri dal primo cittadino di Bibbiena Filippo Vagnoli - è indirizzato “a coloro che hanno già ruoli politici importanti in consiglio regionale, ma anche a coloro che in questo periodo si stanno candidando a ruoli in vista delle elezioni del 25 settembre”.

 

 

“Siamo i primi che dobbiamo metterci la faccia e questo è giusto, ma noi vogliamo mettere la faccia per i nostri cittadini, difenderne i diritti e aiutare le nostre comunità”, commentano i sindaci nel loro appello. “Non possiamo continuare ad accettare un sistema di gestione dei rifiuti dove non abbiamo di fatto più voce in capitolo, dovendo sottostare a continui aumenti delle tariffe sui quali siamo chiamati solo a fare gli esattori delle tasse. C’è infatti a fondo un’incongruenza inaccettabile nel funzionamento generale messo in atto sulla gestione dei rifiuti in Toscana; per legge, il gestore (Sei Toscana) manda il conto ai Comuni i quali devono rimettere questi conti nelle bollette della gente. Il Comune poi paga l’intero costo a Sei Toscana ma non incassa in ugual misura, in quanto c’è una percentuale di evasione. In sostanza il rischio di impresa è solo dei Comuni, che si ritrovano a fare gli esattori e a metterci la faccia con i cittadini. Non possiamo e soprattutto non vogliamo più sostenere una gestione del genere proprio perché nella scelta del ruolo, abbiamo scelto di essere dalla parte dei nostri cittadini”. 

 

 

“Alcuni Comuni”, prosegue la nota, “hanno portato avanti anche un ricorso formale al Consiglio di Stato, denunciando il nuovo metodo tariffario che ha portato aumenti costanti negli ultimi anni, senza alcun miglioramento del servizio”. “In un momento storico in cui le famiglie hanno fatto e dovranno fare sacrifici significativi dal punto di vista economico questo tipo di gestione con continui aumenti rappresenta qualcosa di inaccettabile”, concludono Polcri, Vagnoli, Francesconi, Ricci, Fani, Ermini, Agnelli, Meoni, Romanelli, Bennati e Innocenti. “Il sindaco non può diventare un esattore perché questo si scontra evidentemente con i compiti di buona gestione di una comunità che gli sono richiesti anche dal legislatore. Abbiamo bisogno, ora più di sempre, di essere alleati a fianco delle nostre comunità, di pianificare gli interventi in base ai bisogni delle persone, di dare risposte concrete e adeguate ai problemi emergenti e per questo chiediamo un intervento a chi ricopre ruoli più alti o andrà a ricoprirli da settembre".