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Arezzo e gli aretini visti dal Penna: "Salvi dal Covid, grazie alla parlata a risparmio energetico"

Francesca Muzzi
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“Come gli aretini sono usciti dalla pandemia? Bene, perché noi usiamo un linguaggio a risparmio energetico. Quando incontriamo qualcuno alla frase: ‘ma che piacere rivederti, come stai bene, quanto tempo’, basta un: ‘Mio’. E visto che il Covid si propaga così per via orale, ad Arezzo si sta tranquilli”. E giù risate. E’ cominciata così l’Estate del Penna, due ore di spettacolo di Santi Cherubini, in arte, appunto il Penna, al Padel Village delle Poggiola. Quasi un monologo a raccontare venti anni degli Avanzi di Balera, lo storico gruppo di comici con Alessandro Lisi e Francesco Maria Rossi scomparso dalle scene, ma che negli anni Duemila, alle sagre, era un appuntamento fisso come “la Madonna del Conforto o il Saracino”, dice il Penna. Santino con un linguaggio semplice, schietto e mai volgare, comincia parlando appunto delle sagre. “Il nostro terreno d’azione - dice - era una strisciata come la grandine: Casentino, Arezzo e Valdichiana e poi c’era una cesura netta su Valdarno e Valtiberina. Spesso i manifesti annunciavano il Penna contemporaneamente su più sagre, e siccome la gente era distratta, in uno leggeva il luogo, in un altro la data e spesso sbagliava luogo e data. So di comitati che strappavano i manifesti della serata precedente alla loro, pensando che togliesse pubblico”. Sempre ricordando le sagre: “noi, eravamo comici da sagra. Rispetto ai comici da teatro che sanno di polvere di palcoscenico, noi eravamo aromatizzati al costoliccio”. “Ma la cosa che distingue di più i due soggetti e quindi sagra e teatro - continua Santino - è il compenso che percepiscono. Il comico da teatro ha un normale cachet, il comico da sagra non ha un cachet, è quotato in base ai coperti che produce. Per esempio quante nane, quanti oci fa per serata. Gli Avanzi di Balera, una volta, hanno battuto a Ruscello, Fausto Leali, per 82 oci a 80. Un bel record”. I personaggi. Santino ricorda il Bussino, Gosto e il pubblico applaude come fossero ormai di casa: “I personaggi erano persone vere - dice - Capitava di incontrarli per strada. Uno una volta mi disse: ‘ho visto uno che t’arfa uguale’. Era la persona reale cui si ispirava il mio personaggio. E poi noi abbiamo avuto l’imprinting da piccoli: i suoni, i rumori, i sapori, gli odori. Sono cresciuto in Valdichiana dove un ‘labbrone’ era educativo e la mia mamma quando parlava al telefono teneva la cornetta distante, perché aveva paura di prendere la scossa. Noi alla fine eravamo lo specchio della nostra società e quello del nostro pubblico”. Che non mancava di complimenti che a volte sembravano al contrario: “Il complimento più comune che ci faceva la gente quando ci conosceva di persona: ‘io me domando come mai voi non ambite ad arrivare più in alto. Con tutti quelli che ci sono in televisione anche voi potresti fare la vostra figura”. Già, perchè gli Avanzi di Balera non sono andati oltre provincia? “Perché siamo prodotti del territorio, come lo zolfino, l’aglione e la chianina”. Come i tormentoni: “Piovarà?” e come quel complimento che Santino ricorda come il più bello in assoluto. “Dopo una battuta bella andata a vuoto, uno dal pubblico a voce alta mi disse: ‘S’é tropp’avanti… argira’”. Applauso. Sipario. Anzi no, costoliccio per tutti.