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Arezzo, monumento nel bosco a ricordo della strage di San Severo

Francesca Muzzi
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Una domenica di ricordo, di omaggio, ma anche di speranza. E cioè che nessuno, passando da lì, dimentichi che cosa è successo il 14 luglio 1944. Ora nessuno lo farà più e altrettanto non farà più domande quando si ritroverà davanti il monumento, molto suggestivo, che è stato deposto ieri mattina dalle famiglie Severi e Lanzi. Loro, come altre, hanno pagato un prezzo altissimo a quel 14 luglio 1944. I rispettivi nonni di Andrea Severi e Andrea Lanzi vennero fucilati dai tedeschi. Cittadini inermi, tutti civili, diciassette in tutto, che vennero uccisi nei boschi di San Severo. E diciassette sono le foglie forate che Andrea Lanzi ha fatto riprodurre nel momumento realizzato dall’artigiano Emiliano Nassi che ieri mattina è stato messo proprio nel punto dove i 17 aretini, tutti uomini, vennero uccisi. Un momento toccante per tutti. “Il mio nonno - ricorda Andrea Severi - si chiamava Angiolo Severi, quello di Andrea, Silvestro Lanzi. Ieri mattina con noi c’erano anche Giuseppe Severi che era il figlio di Angiolo e che grazie alla sua testimonianza, all’epoca bambino di sei anni, nel novembre scorso abbiamo scoperto proprio in quel punto i bossoli che hanno ucciso 17 padri di famiglia”. E’ stato infatti grazie alla testimonianza di Giuseppe e alla voglia di non dimenticare della famiglia Severi, così come quella delle altre famiglie, che nel novembre scorso i ragazzi della Karim di Subbiano gruppo di appassionati di storia locale che tengono in vita la memoria del passaggio del fronte per la Liberazione durante la seconda guerra mondiale nel territorio aretino, setacciarono con i metal detector la boscaglia di San Severo in prossimità dell’Alpe di Poti, ripercorrendo i luoghi dell’eccidio dove furono uccisi 17 cittadini aretini durante la rappresagli tedesca. Decine e decine di bossoli vennero ritrovati nell’area boschiva palcoscenico della fucilazione: una trentina. Altrettante le ogive emerse dal terreno assieme ad alcuni bottoni civili probabilmente appartenuti alle vittime della strage messa in atto dai tedeschi. La ricerca ha riconsegnato anche un bottone di una divisa militare inglese oltre ad alcune bullette, ovvero i chiodi delle suole delle scarpe di cuoio utilizzate dai militari per non scivolare sul terreno. Un centinaio in totale furono i reperti rinvenuti. Da allora altre volte i ragazzi della Karim sono tornati sul posto per cercare altri reperti di quella strage che è comunque ricordata con un monumento davanti alla chiesa di San Severo. Ma la strage, sappiamo che non venne compiuta lì, dove comunque vennero seppelliti i corpi nella piccola chiesa romanica, ma dentro il bosco a circa trecento metri dalle abitazioni. Adesso in quel punto dove 17 civili trovarono la morte per mano nazista, un monumento li ricorderà per sempre. “In questo luogo - dice la targa - il 14 luglio 1944 fu consumata la strage di San Severo dove 17 civili inermi vennero fucilati dai nazisti”. Ora nessuno può e deve dimenticare.