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Arezzo, partorisce gemelli dopo transfer embrionale dalla compagna: due donne chiedono di essere entrambe madri legittime

Luca Serafini
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I due gemellini sono nati il 14 giugno scorso all’ospedale San Donato di Arezzo, crescono bene e ad accudirli amorevolmente hanno non una ma due mamme: la donna che li ha partoriti A.R. e quella che li ha concepiti E.H..

Lei e lei, 38 e 36 anni, sono una coppia “same sex”: vivono ad Anghiari, dove l’unione civile è stata sancita il 5 giugno 2021. Entrambe vorrebbero essere riconosciute come legittime madri dei piccoli ma al Comune anghiarese hanno risposto loro che non si può. All’ufficio Anagrafe Stato Civile è stata formalizzata come mamma solo colei che ha dato alla luce i gemelli, dopo averli portati in grembo nella gravidanza per nove mesi, e non la madre biologica che pure  ha acceso le loro vite con l’inseminazione artificiale. 

La coppia protagonista di questo progetto genitoriale - due dipendenti di aziende del commercio - non si arrende ed ha affidato all’avvocato Ramona Borri la complessa questione: un ricorso, così come la legge prevede in materia di stato civile, sta per essere presentato dall’avvocato al Tribunale di Arezzo, Ufficio della volontaria giurisdizione. L’azione legale si innesta in un terreno molto particolare dove l'attuale vuoto normativo si scontra con le mutate e fino a qualche tempo fa inimmaginabili situazioni che emergono nella società.

Le due donne residenti ad Anghiari, lo scorso ottobre si sono recate in Spagna, a Barcellona, decise a coronare il loro sogno di avere figli. Il percorso clinico presso il FertiLab, clinica per la fertilità e la procreazione medicalmente assistita, si è svolto in due step: la fecondazione artificiale eterologa praticata ad una delle due donne e, successivamente, il transfer embrionale dell'ovocita, dettato a quanto pare per superare possibili problemi nella gestazione della prima donna, trasferendo così l’embrione in un utero ritenuto più sano e sicuro. Tornate in Italia, dove le pratiche di procreazione  medicalmente assistita non sono consentite per le coppie omosessuali, la gravidanza è andata avanti e le ecografie hanno messo in evidenza che invece di un bebè ce ne erano due. Maschi. Tutto è filato liscio dal punto di vista ginecologico, ostetrico e pediatrico. Il problema che la coppia ha incontrato è invece su questioni anagrafiche e di stato civile.

Chi è la mamma legittima? Tutte e due, ritengono le donne. Ma all’atto della dichiarazione di nascita si sono scontrate con l’attuale rigida legge italiana che non consente deroghe e riconosce quale mamma unicamente colei che partorisce. Punto. La palla viene ora girata alla giustizia dove i pronunciamenti sull’argomento sono rari e, in evoluzione. L’avvocato Ramona Borri sottolinea la particolarità di questo caso dove entrambe le donne, oltretutto civilmente unite, possono ritenersi madri biologiche e, ciò che merita protezione è non affatto l'identità sessuale delle ricorrenti, quanto il "preminente interesse dei minori" alla bigenitorialità, concetto peraltro già ripetutamente affermato dalla giurisprudenza in materia.

La prima, infatti, è ben oltre la definizione di “madre intenzionale” avendo contribuito a generare le creature con l’ovulo fecondato nell’inseminazione, mentre la seconda ha  portato avanti la gravidanza ed ha partorito. Le loro volontà si misurano ora con la legge, che fissa come obiettivo primario, oltre al riconoscimento dei diritti dei genitori, la prioritaria tutela degli interessi dei minori.