Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Processo Coingas con vip indagati riparte ad Arezzo dopo la pausa: interrogatorio per tre imputati

Esplora:

  • a
  • a
  • a

Riparte il processo Coingas e in aula parlano alcuni degli undici imputati. Oggi l’assessore comunale Alberto Merelli, il presidente di Coingas Franco Scortecci e Mara Cacioli, che di Coingas fu contabile, si sottopongono all’esame: un interrogatorio. Potrebbe fare altrettanto l’avvocato Pier Ettore Olivetti Rason, sta valutando. Mentre gli altri imputati, tra cui il sindaco Alessandro Ghinelli, si sono riservati dichiarazioni spontanee prima della chiusura del processo: la sentenza potrebbe arrivare entro fine anno. Spazio stamani (9.30) al filone principale, le consulenze affidate cinque anni fa da Coingas allo studio dell’avvocato Olivetti Rason e al commercialista Marco Cocci. Ipotesi d’accusa, peculato. E cioè aver speso circa mezzo milione di soldi pubblici (di Coingas, la società dei comuni che partecipa Estra) con incarichi che i pm Roberto Rossi e Chiara Pistolesi definiscono inutili, ripetitivi, dal costo sovradimensionato e affidati senza gara. Uno sperpero, una malversazione da punire, secondo la procura; sacrosanto e utile lavoro professionale, ribattono le difese. Alberto Merelli deve rispondere (come il sindaco Ghinelli) di favoreggiamento: si ipotizza infatti un’azione volta ad agevolare quelle consulenze affidate dall’allora amministratore di Coingas, Sergio Staderini, all’epoca braccio destro del sindaco. I revisori dei conti erano contrari alle spese per quegli incarichi e in Comune c’era grande agitazione perché il bilancio della partecipata era in stallo con il rischio di perdere i dividendi di Estra, importanti per le casse municipali. Merelli potrà spiegare in aula le sue condotte, la famosa telefonata intercettata dalla Digos tra lui e il sindaco Ghinelli, che lo incita ad intervenire in modo risoluto sui revisori; potrà chiarire i suoi rapporti con l’avvocato Rason a sua volta legato a Francesco Macrì ex presidente di Estra (anche lui tra gli imputati) al quale i pm attribuiscono un ruolo di dominus su Coingas. Scortecci, invece, è coinvolto come successore di Staderini alla guida di Coingas: è accusato di aver operato nella spa dei comuni senza evidenziare e denunciare gli illeciti della precedente gestione. Operazione alla quale avrebbe contribuito, tecnicamente, la contabile Cacioli, richiamata dalla pensione per rimettere in ordine i conti di Coingas. L’uno e l’altra, come lo stesso Merelli, nel corso delle indagini hanno già reso interrogatori per spiegare le rispettive posizioni e ciò che li animava in quei concitati frangenti. Ora la sede per farlo è l’aula della Vela dalla quale alla fine, soppesato tutto, dovrà uscire l’esatta interpretazione dei fatti da parte dei giudici, con Filippo Ruggiero presidente. Uno dei protagonisti della vicenda è Macrì, che fra l’altro attende ancora dal Tar del Lazio l’esito del ricorso contro la delibera di Anac che a novembre lo ha fatto decadere da presidente di Estra. Una nomina avvenuta nel 2016 e che, secondo la lettura delle leggi data da parte degli inquirenti, fu viziata da incompatibilità: le norme non avrebbero consentito di dimettersi da consigliere comunale per ricevere quel ruolo. La nomina in Estra è al centro di uno dei filoni del processo: l’abuso d’ufficio è contestato anche a Ghinelli. E il sindaco è esposto, in linea teorica, alla sospensione dal ruolo in caso di eventuale condanna anche in primo grado. Ovviamente il principio è che tutti gli undici imputati sono innocenti fino a prova contraria e giudizio definitivo. L’altro filone, di cui oggi non si tratterà, è sulla nomina a presidente della società dei cimiteri, di Luca Amendola. Qui il reato ipotizzato è il traffico di influenze tra Amendola e il consigliere comunale Roberto Bardelli detto Breda. La richiesta di un aiuto economico di quest’ultimo in cambio dell’appoggio all’attribuzione dell’incarico, tenendo sopiti malumori di maggioranza, è il fulcro dell’accusa. Pure qui tutto da dimostrare, tempi di prescrizione stretti. Su tutte e tre le spinose questioni la giustizia aretina si è già espressa con sentenza di condanna per Sergio Staderini, l’ex presidente di Coingas dal cui telefonino e pc è saltata fuori una messe di audio con informazioni indizianti. Per lui due anni di reclusione (con rito abbreviato) con riconoscimento di colpevolezza nei tre filoni. Ma l’esito del giudizio per gli altri imputati è tutt’altro che scritto. Intanto stamani si riaccendono i riflettori sul processo. Da contestualizzare e pesare, tra l’altro, le ormai celebri intercettazioni come quella captata alla contabile Cacioli: “Coingas è una società che non fa una sega, duecento ottantamila euro a questo signore per fa' che?”, riferendosi ai compensi per Olivetti Rason nella fase in cui si cercava di rimettere in sesto la contabilità ma da Firenze non arrivavano con sollecitudine le carte. Oppure, frasi come: “Ho deciso, su sta storia mi dimetto...avete sulla coscienza un assessore”, dice Merelli esasperato in quel periodo di agitazione generale tra fatture e conti di Coingas da mettere in ordine, parlando con lo stesso Olivetti Rason: «Siete riusciti dove non è riuscito il Pd, Rifondazione Comunista”.

E ancora: “...io non ne posso più...è diventata una gestione mortale questa qui. Scortecci si smarca: “Io non c'ero... quando sono state fatte le cose con troppa leggerezza .. mi sto preoccupando di rimettere a posto la situazione...”

Se fu una gestione di Coingas allegra e da condannare, lo sapremo solo alla fine. Intanto alcune domande potranno trovare risposta con gli interrogatori in programma oggi.

Lu.Se.