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Arezzo, paziente operato in ospedale con chirurgia robotica subì danni: dieci anni dopo Asl deve pagare risarcimento

Luca Serafini
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Qualcosa andò storto durante l’intervento di chirurgia robotica. E il paziente, è emerso, non era stato adeguatamente informato su rischi e benefici. Contava di risolvere i suoi problemi di apnee notturne, invece riportò lesioni permanenti. Dieci anni dopo quell’operazione all’ospedale San Donato, arriva la sentenza del giudice civile che condanna l’Asl ad un risarcimento di 120 mila euro. L’aretino, oggi settantenne, fu sottoposto all’intervento con il robot per “resezione della base lingua ed uvulo palatoplastica”. I problemi sorsero fin da subito: sanguinamento, difficoltà nella deglutizione (con il cibo che, a causa dell'amputazione dell’epiglottide e dell'operazione eccessivamente demolitiva, gli finisce nelle vie aeree) e criticità nella respirazione con le apnee che anziché migliorare risultarono notevolmente peggiorate. Il paziente è stato sottoposto a due ulteriori operazioni chirurgiche per cercare di risolvere le conseguenze del primo, mal riuscito, ma senza risultato. E’ stato poi accertato che furono violate le linee guida, con mancanza di adeguato consenso informato, circostanza questa che ha portato al riconoscimento di 15.000 euro da aggiungere al danno riportato tra faringe e lingua, impossibile da rimediare. Al paziente è stata riconosciuta una invalidità permanente del sedici per cento. La causa civile è stata seguita dagli avvocati Carlo e Stefano Buricchi e Laura Peruzzi. Lo studio legale ha portato il caso davanti al giudice Fabrizio Pieschi e in questi giorni il procedimento si è concluso con il riconoscimento delle responsabilità sanitarie e la sentenza che impone il risarcimento. E’ l’agosto 2011 quando all’aretino viene diagnosticata la sindrome Osas, la stessa, detto per inciso, balzata alle cronache per il tragico incidente costato la vita nel 2019 a Helenia Rapini: l’automobilista avrebbe avuto un colpo di sonno per questa patologia, perse il controllo dell’auto e si schiantò frontalmente contro la macchina della ragazza. L’automobilista è stato assolto perché ritenuto incapace di intendere e di volere ma il caso (si sospetta l’uso di un sonnifero) è in appello. Tornando alla vicenda del robot, al reparto di Otorinolaringoiatria di Arezzo nel 2011 viene prospettato al paziente l’intervento con cui risolvere il problema: e questo viene effettuato il 14 febbraio 2012. Il decorso non è buono e si rendono urgenti ulteriori ricoveri, dal 27 febbraio al 5 marzo e nel mese di ottobre. Problemi irrisolti. Disfagia, disfonia e sonnolenza. Danni permanenti. [TESTO]Necessario l’uso di una macchina per la ventilazione contro le apnee notturne[/TESTO]. Il paziente lamenta scarsa informazione, di non essere stato libero di scegliere il percorso clinico. Scatta la citazione, l’Asl resiste opponendo il fatto che i sanitari avrebbero seguito linee guida e protocolli. Passano dieci anni e il giudice, sulla base delle perizie di specialisti, scrive che la domanda del paziente è fondata e merita accoglimento. Quella praticata era una metodologia innovativa e doveva essere specificato meglio. E gli interventi eseguiti furono diversi da quelli concordati.