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Scortecci (Coingas) su consulenze d'oro: "Avevamo un pilota di formula 1 a guidare un'utilitaria, poi cambiai le cose"

Luca Serafini
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“Il mio mandato in Coingas iniziò il 2 febbraio 2019 e trovai una situazione difficile; provai a cercare fogli, atti, documenti ma non si trovava nulla per ricostruire lo storico”. Franco Scortecci amministratore unico di Coingas, riconfermato dal sindaco Ghinelli, come lui accusato di favoreggiamento, sta seduto davanti ai giudici e risponde alle domande del pm Roberto Rossi. Trovò problemi? gli chiede. “C’erano cifre importati e difficoltà a capire, niente protocollo, tanta confusione”. E scattò subito, immediata e condivisa con l’allora presidente di Estra, Francesco Macrì, l’idea di far rientrare dalla pensione Mara Cacioli (“L’ho richiamata io ed è stata preziosa”) che di Coingas conosceva tutto e “mi ha aiutato a cavarne le gambe, fondamentale”. Prosegue: “No, con il mio predecessore Staderini non ci fu passaggio di consegne”. Scortecci rammenta quel frangente teso, tesissimo, dopo la rottura precedente tra Staderini e Macrì, con il tentativo di Coingas di svincolarsi da Estra recuperando una sua autonomia. Un periodo nel quale erano fiorite le consulenze oggetto del processo per peculato. Scortecci, difeso dall’avvocato Paolo Romagnoli, rivendica a sé il ruolo di ricostruttore e risanatore della spa. Via le spese inutili, scelte ponderate. Ma è tra gli imputati, perché le sue condotte, secondo la procura, avrebbero finito per agevolare, non denunciandoli, istigatori e percettori delle malversazioni. “Ho avuto nella mia vita incarichi in Camera di commercio, Confcommercio, Istituzione Giostra”, dice Scortecci, “e ho sempre avuto l’abitudine di tenere tutta la contabilità sul mio tavolo... in Coingas la situazione era caotica, niente”. La scelta di Scortecci, racconta, fu quella di internalizzare l’amministrazione e di tagliare le super consulenze. Decisivo, dice, il ruolo di Mara Cacioli, spinta “da dedizione e attaccamento all’azienda come fosse una famiglia”. Tra carte mancanti, atti da recuperare nei computer dei consulenti esterni (e ringrazia il commercialista Cocci che lo aiutò) Scortecci definisce il suo lavoro come quello di un “investigatore” a caccia di contratti assenti o introvabili. Gli chiedono della situazione con lo studio legale Olivetti Rason, in quella fase paradossalmente consulente ma anche controparte di Coingas: “Al mio arrivo, delle sei convenzioni quattro erano decadute e due erano in essere”. Quelle per il supporto legale all’amministratore e alla società, di durata triennale, da 39 mila euro. E qui, Scortecci, si lascia andare ad una battuta alludendo ai costi elevati fin allora sostenuti (circa 300 mila euro) e alle reali necessità della spa: “Non c’era bisogno di un pilota di formula uno per guidare una utilitaria”. Niente feeling con l’avvocato fiorentino e il rapporto professionale andò ad esaurirsi. Difficoltà nelle comunicazioni. Il pm lo incalza sui costi di Coingas in spese legali, se espresse perplessità sui compensi? “Mi resi conto che si trattava di cifre importanti, difficile dire se troppo o poco, non avevo documenti e strumenti”. Da parte sua, il commercialista Marco Cocci - portato in Coingas da Staderini - “rinunciò subito all’incarico ricevuto e apprezzai”. Era finita una stagione. Fa notare l’avvocato Stefano Del Corto che ancora oggi in Coingas si utilizza il software che fu introdotto da Cocci (suo assistito nel processo) in quel periodo.
Attualmente per la contabilità di Coingas è stato ripristinato il service con Estra: “Per circa 27 mila euro l’anno”. Il procuratore Rossi osserva: “Un bel risparmio rispetto a prima”. Scortecci annuisce. L’amministratore di Coingas parla poi del suo darsi da fare per attivare e tenere aggiornata la pagina sulla trasparenza, nel sito della società, la sua virata verso la scelta di seguire il codice degli appalti prima di affidare incarichi (prima non era così), l’avvalersi di pareri legali per individuare margini di risparmio: come il pagamento dei 39 mila euro delle convenzioni con Rason per tutto il triennio e non una volta all’anno. Stoppati tutti i progetti che aveva incardinato Staderini. Una conduzione da “braccino corto” per fare economie “dopo che ci era stato detto che avevamo speso troppo”. E ricorda tutto il lavoro con Ernst & Young per il parere, che fu positivo, sul bilancio di Coingas. Anche il collegio sindacale sembrava averne preso atto, “ma poche ore dopo non era più soddisfatto e ancora oggi io ho da capire come mai questo cambio repentino”. Luca Fanfani, che con Piero Melani Graverini difende il sindaco Ghinelli, ribatte sul tasto: “Ma qualcuno le ha mai detto che non c’era attività sottostante a quelle consulenze?” Risposta di Scortecci: “No, il tema era solo la congruità dei compensi rispetto alle attività”. L’avvocato Romagnoli, difensore dell’imputato, gli porge la telefonata intercettata del giugno 2019 quando, con lo studio Rason, esclama: “Se Pasquini fosse stato meno amico…” Che vuol dire? Fu una relazione ad hoc? “No. Erano momenti concitati, ci voleva solo la pazienza di Pasquini, a lungo in attesa che gli arrivassero le carte richieste: non tutti avrebbero sostenuto la pressione del momento”. Prossima udienza il 27 settembre. Testimone in aula Mara Cacioli. A ottobre i testimoni delle difese. Oltre al fìlone consulenze c’è il presunto patto di convenienza illecita su Multiservizi e la nomina di Macrì in Estra. Al suo tempo parleranno con dichiarazioni spontanee anche gli altri imputati, compreso il sindaco.