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Arezzo, Lorenzo Rosi ex presidente di Banca Etruria assolto da accusa di bancarotta per La Castelnuovese

Luca Serafini
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”Il fatto non sussiste”. Con questa formula il gup Claudio Lara ha assolto Lorenzo Rosi e gli altri imputati accusati di bancarotta fraudolenta per il tracollo della cooperativa edilizia La Castelnuovese. L’unica condanna, quattro mesi di reclusione (pena sospesa) per bancarotta semplice, riferita al fallimento Mandò Village srl, è per Alessio Ferrabuoi, ex sindaco di Laterina, che ricoprì anch’egli la carica di presidente della storica cooperativa valdarnese dichiarata fallita il 18 maggio 2017. Per Lorenzo Rosi, ultimo presidente di Banca Etruria prima del commissariamento e della risoluzione, assolto in primo grado per il crac Bpel, il pm Julia Maggiore aveva chiesto due anni e mezzo di reclusione quale ex presidente de La Castelnuovese (dal 2008 al 2014). Le motivazioni del giudice Lara, che saranno depositate entro novanta giorni, spiegheranno come si è pervenuti alla sentenza assolutoria: intanto viene affermato che non ci fu affatto distrazione di patrimonio dell’impresa. Non venne perpetrata alcuna dissipazione, ma le operazioni finite nel mirino dell’inchiesta - per 16.497.245 euro - erano attinenti agli scopi sociali della società. Certamente vi furono attività che non andarono a buon fine ma questo rientra nel rischio d’impresa. Vittoria quindi per le difese degli imputati. Gli avvocati erano Antonino Giunta e Neri Pinucci (per Rosi), Niki Rappuoli, Daniela Denarosi, Luca Sirotti, e Corrado Olmo. Per le parti civili Roberto Alboni e Michele Morelli. Fu la grave crisi delle costruzioni, hanno sostenuto nelle arringhe le difese, la sola causa del dissesto. Oggetto del processo erano finanziamenti o crediti trasferiti a società del gruppo “in evidente dissesto economico-finanziario”. Operazioni che secondo l'ipotesi accusatoria avrebbero “arrecato pregiudizio ai creditori, procurandosi un ingiusto vantaggio”. Con il loro operato gli imputati, sempre per il pm, che a luglio aveva chiesto condanne da 2 anni e 8 mesi a 2 anni e 2 mesi, avrebbero “reso impossibile la restituzione delle somme già al momento dell'erogazione e in assenza di adeguate forme di garanzia” e per i quasi 16 milioni e mezzo non vi sarebbe mai stata richiesta di restituzione. Nulla di tutto questo, afferma il verdetto del gup Lara. A giudizio erano finiti Ubaldo De Vincentis, imprenditore belga con il quale La Castelnuovese ha realizzato l'outlet di Foiano, quello di Pescara e il Mandò Village; Fabio Fabrizi e Alessio Ferrabuoi, Matteo Frosini (per il quale era stata chiesta l’assoluzione), gli ultimi due in aula ieri alla lettura del dispositivo. Superato questo ostacolo giudiziario, ora per Rosi si prospetta il processo di Firenze per la bancarotta Etruria dopo la raffica di assoluzioni dello scorso autunno (unica condanna per Alberto Rigotti): un flop dell’accusa rilancia in appello.