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Da Arezzo al Monte Rosa in bicicletta e a piedi in un week end, impresa riuscita

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“Ce l’ho fatta. Sono stanco ma contento. E vorrei tanto trasferire la mia forza a chi soffre per i problemi di salute che il Progetto Mitofusina 2 si propone di contrastare con cure e ricerca”. Sono le parole di Massimo Pascale, 38 anni, appena conquistata la cima del Monte Rosa, dopo una maratona impressionante iniziata alle 6 del mattino di sabato, in Piazza Grande ad Arezzo. Poi il lungo viaggio in bicicletta su per l’Italia, fino ai piedi della montagna, poi, sceso dalla bici, scalata insieme alla guida alpina nel tratto conclusivo. Prima parte, 581 chilometri pedalati, poi 14 di arrampicata, con scarponi, giubbotto e occhiali.

 

 

 

“Temperature rigidissime fino a meno 15 e vento, un fortissimo vento che per poco non mi portava via la maglietta che ho portato con me, consegnatami dal padre di una bambina che soffre della malattia”. Si tratta di neuropatie ereditarie, rare, che vanno studiate per trovare terapie mirate. Attraverso i social di Pascale si trovano le coordinate per fare eventuali donazioni. L’impresa di Massimo si è snodata tra Arezzo e la Valle d’Aosta con pochissimi momenti di pausa da parte del super ciclista estremo. Anche di notte, con le luci accese, ha portato avanti il suo proposito. Per l’esattezza l’arrivo sil Monte Rosa è avvenuto ieri, 19 settembre, due giorni dopo la partenza, alle 13.30.

 

 

Già autore del viaggio Arezzo-Monte Bianco, Massimo Pascale ha voluto conquistare anche questa vetta e la foto davanti al Rifugio Regina Margherita (4554 metri s.l.m) adesso fa parte del suo straordinario bagaglio di avventure. “Credi sempre nei tuoi sogni” è il motto. Con lui ad assisterlo dall’ammiraglia c’erano due colleghi di lavoro, Ferdinando Cropano e Mattia Calbi, con i quali è ripartito per far rientro ad Arezzo dove lo attende il suo lavoro.

 

 

A curare l’alimentazione è stato Lorenzo Polendoni del ristorante Il Toscano. Non un solo protagonista, quindi, ma un team. Alla fine c’è un misto di euforia e di stanchezza. La condivisione della gioia con i tanti che hanno sostenuto la nuova iniziativa, con supporto logistico ed economico. E dato che chi sogna, come chi pedala, non si ferma mai, la prossima “follia” di Massimo, alla quale lavora da anni, è Torre di Satriano (il suo paese in Basilicata) - Torre Eiffel. 

L.S.