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Arezzo, la storia: "Quando abbiamo ceduto lo spogliatoio a Maria Sole Ferrieri Caputi"

Francesca Muzzi
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Domenica 2 ottobre è storia. Per la prima volta una donna arbitra una partita di serie A. Lei è Maria Sole Ferrieri Caputi, ha 32 anni ed è stata designata per Sassuolo-Salernitana. Oggi è una notizia che speriamo possa non essere più tale tra qualche anno. Ma oggi è così e in men che non si dica sono diventati anche i giorni del “ti ricordi?”. Perché Maria Sole appartiene alla sezione di Livorno e anche in provincia di Arezzo e con gli arbitri e assistenti della sezione aretina, oggi guidata da Sauro Cerofolini, ha incrociato il suo destino di arbitro. Chi l’ha conosciuta, di lei dice che “fin dall’inizio è sempre stata brava” e oggi a 24 ore da uno storico fischio, Marco Cavini e Alberto Sciortino, ex assistenti rispettivamente della sezione di Arezzo e del Valdarno, tirano fuori dal cassetto un aneddoto, misto a quella che allora sembrava quasi un’utopia: vale a dire che Maria Sole avrebbe fatto carriera. Fino a dove, fino a quando, quello che dieci anni fa si intuiva e basta, oggi è realtà. Ma in quel novembre del 2013, nella partita valevole per il campionato di Eccellenza tra San Donato Tavarnelle e San Gimignano Sport, c’era solo una terna, allora qualsiasi, composta da Maria Sole arbitro, Marco Cavini e Alberto Sciortino, i due assistenti. Lei aveva appena 22 anni e molti dei giocatori in campo ne avevano di più. “Ma era capace di fulminarli con uno sguardo”, ricorda Marco Cavini. “Rimasi stupito, perché aveva una preparazione atletica e tecnica rara sui campi regionali. Sapeva farsi rispettare e già si vedeva che aveva un futuro segnato”. Ma su quei campi fatti di polvere e fango di spogliatoio ce n’era solo uno. Perché dieci anni fa, era raro vedere una donna arbitrare o sbandierare su un campo da calcio. E più che quell’unico spogliatoio, Cavini e Sciortino ricordano soprattutto il freddo: “C’era un solo spogliatoio - racconta Marco - e ovviamente, finita la partita, lo avevamo ceduto a Maria Sole per potersi cambiare”. Solo che come c’era un unico spogliatoio, c’era anche un unico posto dove attendere che l’arbitro tornasse fuori: “Al freddo e al gelo. Si rimase fuori, a novembre, alle sei del pomeriggio con una temperatura bassa e noi tutti sudati dopo la partita. Ma non si poteva fare altrimenti”. E oggi ricordando quella domenica di novembre, i due ex assistenti non possono fare altro che essere orgogliosi di avere fatto parte di un pezzetto di storia di Maria Sole Ferrieri Caputi che domenica 2 ottobre alle 15 spezzerà un altro tabù del gioco più maschio che c’è. E chissà se nel salotto buono dove per entrare occorre pulirsi gli scarpini, non comincerà ad esserci sarà anche uno spogliatoio per sole donne. Il calcio comincia a voltare pagina.