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Dopo il caso di coma etilico a 15 anni, il responsabile Ser.D: "Alcol sottovalutato, gli adulti diano esempio ai ragazzi"

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"Il  binge drinking, l’abbuffata di alcolici, è responsabile di molti casi d'intossicazione fra giovanissimi. Un fenomeno sottovalutato e che può anche mettere in pericolo la vita”. Il dottor Marco Becattini, responsabile del Servizio dipendenze dell’Asl, dopo il caso del minorenne soccorso ad Arezzo sabato notte, che ha riproposto il tema, spiega: “Quando 4 o 5 unità alcoliche vengono assunte in breve tempo, hanno effetti gravi sull’organismo dei giovanissimi, in particolare le ragazze, persone con massa piccola e non abituate a distruggere alcol. L’abuso provoca conseguenze al sistema nervoso e può portare al coma etilico e alla depressione delle attività respiratorie. L’azione sedativa dell’alcol diventa pericolosa. In quanto vasodilatatore provoca l’ipotermia che con il calo della pressione e difficoltà di circolazione è possibile causa di choc”.

 

 

 

Importante agire subito e bene. “La persona in coma etilico va sorvegliata e sostenuta nelle funzioni vitali. Mai lasciarla sola. Chi la accompagna deve chiamare senza esitazione il 112 segnalando il caso. Tempestività dell’intervento, protezione e indicazione sul trattamento da fare - in pronto soccorso o nel territorio - sono fondamentali”. C’è un atteggiamento spesso troppo disinvolto verso l’alcol, pur responsabile della maggioranza dei problemi di ordine pubblico e intossicazione, spesso (non nel caso di via del Balilla) associato all’uso di altre sostanze (cannabinoidi, sostanze psicoattive, cocaina). Nei giovani l’uso indiscriminato di alcol non è per solito agganciato a dipendenza.

“I giovani vengono sorpresi all’esordio di un contatto eccessivo con l’alcol, che racconta tante cose della loro situazione di disagio - prosegue il dottor Becattini - ma va detto che l’eccessiva confidenza dei nostri giovani con l’alcol poggia su una certa indifferenza e tolleranza favorita dalla cultura, diffusa e dominante, a favore dell’alcol.” Cosa fare? “Sensibilizzare a vari livelli, parlarne, ma soprattutto essere di esempio. Quando si parla di movida si pensa ai ragazzi, invece sono trentenni, quarantenni e oltre che spesso forniscono modelli negativi. Occorre prendere posizione sull’alcol, mettersi in discussione”.

L.S.