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Badia Tedalda, banca verso la chiusura, intervengono i sindacati. Il sindaco Santucci raccoglie le firme

Francesca Muzzi
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Il sindaco di Badia Tedalda, Alberto Santucci non si ferma. Dopo avere annunciato la chiusura dell’unica banca il prossimo 25 novembre, adesso fa di più. E invita i compaesani a “invogliare” la Banca di Credito Cooperativo di Anghiari e Stia alla quale lo stesso primo cittadino aveva scritto per chiedere aiuto. “Mi rendo conto che anche per la Banca di Anghiari e Stia non sia facile decidere dalla sera alla mattina di aprire una filiale a Badia Tedalda - scrive Santucci sul suo profilo facebook - e allora dobbiamo essere noi a fare la differenza. Dobbiamo essere noi-uniti, tutti noi correntisti delusi e traditi di Badia e dintorni, a convincere la nuova banca a venire qui. Dobbiamo farlo tutti in massa e velocemente, sottoscrivendo e inviando via e-mail una lettera d’impegno ad aprire un conto corrente alla Banca di Credito Cooperativo non appena si saranno insediati e saranno operativi a Badia. Io l’ho già fatta ed ho preparato per tutti voi un modulo in bianco da compilare, firmare e spedire. Se saremo tantissimi a promettere per iscritto l’apertura di un conto, la Banca ne terrà certamente conto per la decisione che prenderà”. “Quindi - conclude Santucci - organizziamoci nel miglior modo possibile per raccogliere capillarmente il maggior numero di firme. Avere una nuova banca a Badia non è di destra né di sinistra: è essenziale. E’ un servizio pubblico che dobbiamo portare a casa in ogni modo e quindi stavolta dobbiamo mobilitarci tutti. I moduli sono disponibili negli uffici comunali”. E sulla chiusura della Banca a Badia Tedalda, interviene anche la Federazione Autonoma Bancari Italiani: “Con l’annunciata chiusura - a fine novembre - della filiale di Banca Intesa Sanpaolo (ex Ubi, ex BancaEtruria) a Badia Tedalda, e come denunciato dal sindaco, sono circa 11.700 gli abitanti dei sette Comuni della provincia senza più sportelli bancari; si parla di Capolona, Chitignano, Ortignano Raggiolo, Montemignaio, Talla, Chiusi della Verna e Badia Tedalda. Di questi sette comuni, sei sono in Casentino.
Quello della ‘desertificazione bancaria’ è un fenomeno che la Fabi ha evidenziato con un approfondito report pubblicato nel mese di agosto. In tutta Italia, il 7% della popolazione (più di 4milioni di cittadini) vive in Comuni senza sportelli bancari; in Toscana, il fenomeno è molto meno accentuato, con una percentuale attorno all’1,5%”. Ma cosa accdrà in provincia di Arezzo? “Quando sarà chiusa anche la filiale Intesa di Badia Tedalda, saranno quasi 12mila gli abitanti di Comuni senza banche, circa il 3,5%. Nuovi modelli distributivi, obblighi comunitari, costi, economie di scala, razionalizzazioni, servizi on-line, app per smartphone, sono alcuni dei motivi che evidentemente spingono le banche, soprattutto quelle più grandi, ad arretrare dai territori, soprattutto dai centri più piccoli e meno popolati. Se guardiamo nella nostra provincia, tolto il Comune di Capolona, che ha più di 5mila abitanti, degli altri comuni senza banche, 4 hanno meno di mille abitanti e due sono sotto ai 2mila. La Fabi esprime da tempo grande preoccupazione per l’abbandono dei territori, a favore di modalità più smart. Ma queste modalità, ad oggi non sono così facili per tutti i tipi di clientela. Infatti, in Italia, dice uno studio sempre della Fabi, solo il 45% usa l’internet banking, come in Turchia o in Grecia, a fronte di un 90% dei Paesi Bassi, Norvegia o Danimarca. Quindi, progresso e tradizione, internet banking/app e filiali fisiche, devono ancora potersi accompagnare, per poter assistere efficacemente tutti i tipi di clientela. Infine, anche se le banche hanno un ruolo sociale, bisogna ricordare che sono aziende private, che hanno dei soci, dei proprietari, ai quali devono rispondere”.