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Piero Mancini e la sfida con il "suo" Arezzo: "Finisce 3-3" e poi ai tifosi: "Non vi ho fatto del male"

Francesca Muzzi
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Passano gli anni, ma ogni volta è come quando, alla guida dell’Arezzo, aspettava la partita che avrebbe potuto fare svoltare il campionato. Azzardava pronostici, sistemava la rosa e magari prima del match prometteva un premio vittoria ai giocatori. Oggi sono rimasti i primi due, “perché io del Città del Castello sono solo un consigliere all’interno del consiglio di amministrazione e un amico del presidente Paolo Cangi”, ma Piero Mancini, ex presidente amaranto, è quasi impossibile immaginarlo con un ruolo marginale. Sabato per lui, che è rientrato nel calcio lo scorso luglio, appunto nel Città di Castello, non sarà una partita normale. Affronta un passato pesante, bellissimo, vincente, ma che gli ha fatto anche male. Dalle stelle della storica promozione in B, alle stalle di una vicenda giudiziaria dalla quale Mancini, l’imprenditore che ancora oggi si definisce “operaio”, ne sta uscendo con la voglia e la determinazione che gli fanno dire: “Riprendo ad inseguire quegli obiettivi che ho lasciato nel 2008”. Uno di questi, rientrare nel mondo del pallone lo ha fatto e, sabato sarà una prima volta: avversario del suo passato. “Emozionato? Sono grande e delle famose prime volte ormai ce ne sono rimaste pochissime. Mi auguro solo che sia una bella partita”.
Contro il suo Arezzo, però, non è che sia una partita normale e del resto è anche la prima volta. 
“Se vince o l’una o l’altra tutto resta in famiglia - dice sorridendo Mancini - Nel senso che ci tengo sia al Città di Castello che all’Arezzo. Ecco perché le definisco ‘in famiglia’”.
Un tempo, alla vigilia di una partita importante, prometteva anche un premio ai giocatori. Oggi?
“Oggi io non sono il presidente di nessuno. Nel Città di Castello ricopro il ruolo di semplice consigliere nel consiglio di amministrazione. Se mi chiedono un parere glielo dò, altrimenti me ne sto zitto. Paolo Cangi è un bravo presidente e mio amico”. 
Difficile però relegarla al ruolo di consigliere.
“Sono questo”.
Parliamo della partita. Come lo vede il Città di Castello?
“Sta crescendo e ancora ha spazi per farlo. Siamo una squadra costruita a metà luglio, quindi tardi rispetto alle altre, ma mi sembra che abbia iniziato bene la stagione. Ho visto, per esempio, il Livorno uscire dal campo molto affaticato e anche domenica ci hanno annullato un gol che era buono”.
E invece l’Arezzo come lo vede?
“Personalmente non vado a ficcare il naso in situazioni che non mi competono. Noi facciamo il nostro campionato e l’Arezzo farà il suo”.
Come pensa che i tifosi amaranto la possano accogliere?
“Qualunque cosa che loro faranno nel bene e anche nel meno bene io l’accetterò. Non gli ho mai fatto del male”.
Quando pensa all’Arezzo il primo ricordo che ha?
“Quello di tanti giocatori, degli allenatori, dei bei momenti e anche di quelli meno belli. Certo, poi mi è piombata addosso una valanga che ha distrutto il mio corpo. Penso al periodo che ho passato, ma adesso mi sto riprendendo. Sono in salute, ho rimesso in moto le mie attività e ho tanti obiettivi che sono rimasti incompiuti dal 2008”.
Tipo?
“Mi alzo presto ogni mattina e quando mi faccio la barba penso a come sentirmi impegnato, a quello che fare”.
Ha sempre voglia di seguire le orme di Berlusconi e trasformare il Città di Castello nel miracolo Monza?
“Anche, ma ne ho altri di progetti. Lo saprete presto”.
Un’ultima domanda, come succedeva quando guidava l’Arezzo e lo ha fatto per dieci anni, regalando il calcio migliore e le emozioni più belle. Come finirà Città di Castello-Arezzo?
“Tre a tre”, risponde Mancini che per dopo domani sceglierà, come un tempo, la rosa più bella.