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Arezzo, Silvia Chiassai Martini: "Pronta per secondo mandato come presidente della Provincia". Il centrodestra riflette

Luca Serafini
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Silvia Chiassai Martini ha ridato colore e sorriso alla Provincia. L’ente che ad un certo punto lo Stato voleva cancellare e quindi ha mutilato, con lei presidente ha ripreso smalto. Proprio oggi la sindaca di Montevarchi chiude il suo mandato: fu eletta il primo novembre 2018. Con il centrodestra ulteriormente rafforzato rispetto a quattro anni fa e con un bilancio positivo dell’istituzione, la riconferma di Chiassai Martini non è però scontata. In politica succede. Lei ha dato la disponibilità e ha fissato per il 18 dicembre la data del voto (che riguarda solo gli amministratori del territorio). I giochi sono in corso.

Presidente, prima di tutto: oggi lei alla luce del risultato poteva essere in Parlamento, il suo nome era in ballo ma declinò. Pentita?

“Non avevo alcun dubbio sul risultato del centrodestra nel nostro territorio. Per il vento che tirava a livello nazionale e per la risposta dei cittadini del nostro territorio che da anni dà fiducia al centrodestra ed ha conquistato altri comuni, ultimo in ordine di tempo Monte San Savino. Al di là del merito personale, che il candidato sarebbe passato era nelle cose. Per parte mia non c’è nessun rammarico: ho detto no, come rifiutai la candidatura alle Regionali, per la mia visione della politica legata a principi e valori. Fedele al mandato che mi hanno consegnato i cittadini di Montevarchi”.

Ora c’è la questione secondo mandato in Provincia. Lei ha dato disponibilità, i partiti del centrodestra non si sbilanciano, a parte Fratelli d’Italia che dà l’ok.

“Non ho tessere di partito, sono un sindaco civico. Quattro anni fa mi fu chiesto di candidarmi perché Alessandro Ghinelli, sindaco di Arezzo, decise di fare un passo di lato per gli impegni già assunti. Con spirito di servizio accettai e mi misi a disposizione. Mi rimetto a disposizione, dopo quattro anni in cui la Provincia è rinata, è diventata attrattiva nonostante una legge scellerata che la penalizza e una Regione Toscana che nega deleghe importanti come turismo, gestione del territorio, caccia e pesca, ambiti amministrativi che sarebbero naturalmente da governare nel territorio e non da Firenze, come avviene, con i danni che ne conseguono. Ho svolto il mio compito portando forte la voce della Provincia e delle Province per avere soldi per investimenti certi su strade e scuole, portando così avanti progetti importanti e ambiziosi”.

Ad oggi, giorno conclusivo del mandato, non c’è la decisione su un Chiassai Martini bis. Confronto aperto, in panchina nomi alternativi ci sono come i sindaci di Anghiari e Sansepolcro, Polcri e Innocenti.

“Ripeto, io sono a disposizione. Non è pensabile che, in quanto civica, e sottolineo civica vera, io sia in carico ad un solo partito. Serve una condivisione e mi auguro che la coalizione si confronti”.

La data del 18 dicembre consente di quadrare il cerchio o va spostata avanti?

“Lo statuto dà al Presidente il compito di fissare la data e la scelta è avvenuta in pieno accordo con i consiglieri. Tra l’altro è lo stesso giorno in cui, un anno fa, abbiamo rinnovato il consiglio provinciale. Le altre Province hanno provveduto, credo sia normale procedere anche noi”.

Il suo bilancio di questi quattro anni?

“La Provincia era un ente grigio e anche i dipendenti erano preoccupatissimi. C’erano i riscaldamenti spenti, non si riusciva a garantire la manutenzione straordinaria nelle scuole superiori. Un clima pesante, difficile, sia psicologicamente che operativamente. Poi la Provincia è rinata, con certezze per il futuro, pur nei limiti dettati dalla legge e con un organico dimezzato dai 500 dipendenti di una volta agli attuali 250”.

Le cose fatte?

“Molte. Ma voglio ricordare il lavoro su grandi opere come per Ponte Buriano dove tra poco metteremo mano all’opera provvisoria in vista del ponte nuovo per salvaguardare la struttura del 1200. Non era così scontato. Mi piace poi sottolineare la creazione della prima Comunità energetica d’Italia: un progetto pilota per tutte le province italiana e a cascata per gli 8000 comuni nell’ottica di una contrazione delle spese per cittadini e imprese. Ho lavorato con passione anche per la sicurezza scuole: ricordo i sanificatori nelle aule, siamo stagli gli unici a fare questa scelta: non era dovere ma senso di responsabilità”.

Dovesse proseguire lei, le priorità?

“Continuare con tutto l’impegno nelle varie competenze che abbiamo e riacquisire altre funzioni: una Provincia vicina e aderente ai territori che possa avere più forza e disponibilità per investimenti. Penso alla presa in carico, con i primi 5 milioni, della Tiberina 3bis e dello sforzo per reperirne altri 34 nell’ottica della sicurezza stradale e dei collegamenti da migliorare: il comune di Pieve Santo Stefano da solo non potrebbe far fronte a questa sfida per una alternativa alla E45. Ed una svolta importante è quella dell’Alta velocità con la stazione di Medioetruria, occasione storica per la politica regionale, dalle ricadute fondamentali per lo sviluppo del territorio. Penso a molte cose ancora e mi piace citare, risolta la crisi, al fatto che registreremo il marchio del Panno del Casentino, vera eccellenza”.

La logica direbbe Chiassai Martini bis. E se non fosse?

“Non sempre in politica prevale la logica. L’importante, lo dico davvero, è che il centrodestra resti unito e non si frantumi per questioni personalistiche o di potere che oggi con tutti i problemi che ci sono nessuno capirebbe”.