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Crac Banca Etruria: il patteggiamento di Fornasari e Bronchi, l'affidamento in prova. L'attesa degli altri imputati

Luca Serafini
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Rinunciano all’appello e patteggiano. Per chiudere una storia troppo lunga e troppo pesante. Giuseppe Fornasari e Luca Bronchi, ex presidente ed ex direttore generale di Banca Etruria, si sono accordati con la Procura generale di Firenze sull’entità della pena pronti a scontarla con l’affidamento in prova ai servizi sociali: il frutto del “concordato in appello”, che è una sorta di trattativa tra accusa e difesa, è 3 anni e 4 mesi, anziché i 5 anni di condanna inflitti in primo grado ad Arezzo con rito abbreviato nel 2019. Limando gli addebiti e utilizzando il codice, gli avvocati hanno ottenuto lo sconto. C’è dunque la rinuncia, sia da parte dell’ex onorevole Dc che del manager, a discutere le proprie posizioni per puntare all’assoluzione ma col rischio elevato di un verdetto indigesto.

Il nero su bianco al patteggiamento ieri non c’è stato, troppo lunga l’udienza (alla quale erano assenti gli imputati) sospesa alle 17.30 e aggiornata al 24 novembre. Ma non dovrebbero esserci sosprese: il concordato appare cosa fatta. Spetterà formalmente alla corte con presidente il giudice Settembre chiudere definitivamente la storia giudiziaria per Fornasari e Bronchi, per i quali settimane fa la Cassazione ha annullato le condanne per l’ostacolo alla vigilanza, filone che potrebbe viaggiare verso il capolinea con l’appello bis.

Quella inflitta nel 2019 agli ex vertici di Etruria dal gup Giampiero Borraccia fu una mazzata. Riconosceva come bancarotta fraudolenta tutta una serie di attività svolte dalla banca, a partire dalla liquidazione di Bronchi. E irrogò cinque anni a testa a Fornasari e al direttore. Gli stessi capi di imputazione si sono invece liquefatti nel maxi processo sul crac Bpel concluso un anno fa in tribunale ad Arezzo con rito ordinario: “Il fatto non sussiste” sentenziò il presidente Gianni Fruganti. Ventidue assolti su ventitré (l’eccezione è Alberto Rigotti che per i giudici le aveva fatte troppo grosse) e doccia gelata per la procura di Arezzo battuta su tutta la linea. Appello nel 2023.

“Pur essendo convinti dell’onestà e della correttezza dell’operato dei nostri clienti, questi ultimi hanno ritenuto opportuno rinunciare all’appello e concordare con la Procura generale di Firenze la pena di anni 3 e mesi 4 di reclusione, pur di chiudere una vicenda processuale che si è prolungata ormai da troppi anni”: queste le parole dell’avvocato Antonio D’Avirro e dell’avvocato Carlo Baccaredda, difensori di Giuseppe Fornasari e Luca Bronchi. 

Le 211 durissime pagine scritte dal giudice Borraccia per motivare le condanne, definivano “miopi” e “compiacenti” i due imputati eccellenti. Sordi rispetto ai campanelli d'allarme che suonavano in Banca Etruria, ma disponibili con gli amici che chiedevano finanziamenti senza possibilità di rientro. “Perseveranti nella bancarotta”. Il giudice Borraccia sintetizzò le sventure di Bpel, dichiarata “insolvente” l'11 febbraio 2016, come una storia costellata di leggerezze e “dissipazioni”, con milioni e milioni di euro gettati alle ortiche, sostiene la procura: computo finale del crac valutato in 200 milioni. Nelle condotte dei vertici di Bpel il giudice rilevò avventatezza, errori e lacune sulle garanzie.

Un atteggiamento in certi casi “compiacente e senza le dovute verifiche” nonostante l'”elevatissima rischiosità” delle operazioni. Fornasari e Bronchi tenevano le leve del credito, e assecondavano richieste finanziarie “senza idonee garanzie sia generiche che specifiche e per finalità estranee all'oggetto sociale”. Sofferenze su sofferenze che aggravarono la situazione della banca. Borraccia usò questa metafora: “Il polmone finanziario era un polmone artificiale per un sistema respiratorio gravemente malato”.

Il giudice mise in fila “avventatezza”, “anomalie” e “conflitti di interesse” in una serie di operazioni balzate agli onori della cronaca: dallo yacht Privilege Yard (“impresa velleitaria”) a Città Sant'Angelo Sviluppo, Isoldi, High Facing, Saico, Sacci. Ma la stessa trama della narrazione della bancarotta di Etruria, per gli altri imputati giudicati in tribunale nel maxi processo, ha prodotto la raffica di assoluzioni.

GLI ALTRI IMPUTATI

Si prolunga l’attesa, logorante, per Alfredo Berni e Rossano Soldini. Si proclamano innocenti e puntano all’assoluzione ma neanche ieri i loro difensori hanno potuto discutere. Si è fatto tardi nell’aula dell’Appello di Firenze: tutto rimandato al 24 novembre. Intanto ci sono le richieste di condanna ribadite dalla procura generale, seppure con entità della pena ridotta: un anno e dieci mesi per Berni, dieci mesi per Rossano Soldini (in primo grado hanno ricevuto, rispettivamente, due anni ed un anno, per episodi circostanziati).

Le accuse sono di bancarotta fraudolenta per il primo - ex direttore e vice presidente, figura storica di Etruria alla quale ha dedicato la vita - e bancarotta semplice per il secondo - imprenditore e consigliere di amministrazione che, in aperto contrasto con la linea presa da Bpel, si dimise ed esternò il suo disappunto. Ma si è trovato lo stesso invischiato. Ed è già una pena attendere la conclusione. Berni, con passione e meticolosità, ha pure scritto un libro sulle glorie e il tracollo della Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio.

Un documento interessante che pone interrogativi, suffragati tra l’altro anche da risultanze processuali, su come la politica nazionale e le scelte europee impattarono sulla banca aretina fino al tracollo, escludendo possibilità di salvataggio che pure potevano essere praticate. Nell’udienza di ieri quindi non hanno potuto prendere la parola gli avvocati Alessandro Traversi e Alessandro Liberatori, per Berni, e gli avvocati Fausto Giunta e Francesca Arcangioli per Soldini. C’è stato spazio per le parti civili, che rappresentano i risparmiatori. Tra gli avvocati presenti, Carlo Buricchi e Lorenza Calvanese. Processo sospeso, dunque: il 24 novembre arringhe difensive, camera di consiglio e sentenza. Poi giù il sipario. In attesa che si alzi quello per l’appello sulle assoluzioni dei 22 big processati con rito ordinario.