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Arezzo, Francesco Ruscelli: "Via alla ricostruzione del Pd. Basta vittimismo, torniamo a lottare. Identità, progetto e coraggio"

Luca Serafini
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“Basta vittimismo, lo dico al segretario nazionale Letta. Dobbiamo ricominciare a lottare. Apriamoci e costruiamo insieme il nuovo Partito Democratico su basi chiare: non può essere nello stesso tempo di sinistra e liberale, un po’ e un po’. Una volta scelta l’identità, verranno i nomi. Lavoro, diritti e ambiente i temi centrali. Via al congresso costituente ma la data delle primarie va anticipata: il 12 marzo è troppo lontano”.
La pensa così Francesco Ruscelli, segretario provinciale del Pd di Arezzo in un territorio dove il colore del centrosinistra si è sbiadito. Con lui facciamo il punto sul percorso avviato dai dem.

All’opposizione nel Paese che ha scelto il centrodestra a trazione Meloni.

“L’opposizione non è una gogna e farla bene gioverà al partito e al Paese. Ripartire dal basso per ricostruire un partito nuovo, con una identità più definita e un gruppo dirigente nuovo, dopo i governi tecnici e di larghe intese nei quali il Pd è stato dal 2010 in poi, come forza responsabile e con risultati, ma indebolendo se stesso, la sua missione e la sua vocazione. Dal 2013 al 2018 il Pd ha espresso tre presidenti del consiglio: Letta, Renzi e Gentiloni pur non avendo mai vinto. Poi il sostegno al Conte Bis e a Draghi. Questo ha creato l’idea di un partito di potere affetto dalla sindrome del governismo. Dopo il secondo governo Conte sarebbe stato opportuno, invece, andare alle elezioni, con una strategia di larghe intese, c’è invece stato il governo Draghi, con il Pd a sorreggerlo sempre per responsabilità, ed è andata com’è andata con Cinque Stelle e Azione. Fratelli d’Italia è stato premiato dai cittadini per la coerenza nell’essere sempre all’opposizione”.

Il 25 settembre, un dramma.

“Il vero dramma è il 36% di elettori che non è andato a votare. Quella del Pd e del centrosinistra è una sconfitta politica più che elettorale. Il Pd non ha avuto una deflagrazione elettorale come avvenuto per altri partiti tipo M5s e Lega dimezzati. Abbiamo ripreso gli stessi voti di cinque anni prima ma insufficienti perché la vera sconfitta è stata strategica, senza una alleanza unita da contrapporre al centrodestra che ha preso il 44% ed era battibile con questa legge elettorale ed un campo largo. È fuori dubbio però che oggi il Pd sia il partito più in crisi”.

Il territorio aretino le pare adeguatamente rappresentato a Roma?

“La rappresentanza territoriale aretina è inesistente, quella toscana è molto contenuta. Pochi ruoli di governo e tutti di secondo livello. Il centrodestra della provincia di Arezzo non ha espresso nulla a livello governativo. Se riusciranno a portare a Roma le istanze del territorio lo vedremo nei prossimi mesi. Noi faremo in ogni caso la nostra parte”.

Dal 2018 il Pd aretino non ha parlamentari, gli ultimi furono Donella Mattesini e Marco Donati.

“E’ una mancanza che pesa molto. Il centrosinistra dovrà fare affidamento sui parlamentari eletti nei collegi plurinominali di Camera e Senato come Boldrini, Franceschelli, Parrini, Simiani. Vincenzo Ceccarelli ha fatto di tutto e di più ma non essendoci una alleanza la partita contro Tiziana Nisini si è complicata: è stato però il candidato che dalle analisi del voto ha portato il più alto valore aggiunto negli uninominali. Un ringraziamento anche a Roberta Casini”.

"Rifondazione" Pd. Da questa settimana.

“Un congresso non ordinario ma costituente. Serve aprire un percorso non solo nazionale ma anche regionale e locale. Ci saranno comitati promotori del percorso costituente con l’obiettivo di allargare il più possibile la base partecipativa dei cittadini coinvolti, a tutti i livelli, a costo di mettere in campo un iter complesso, ma del resto il passaggio è decisivo: codificare i valori fondanti del partito, la sua missione, la forma e le modalità organizzative, la proposta politica del nuovo Pd. Sarà possibile nei territori aderire a questo processo entro il 26 febbraio 2023 quando si concluderà la discussione con il voto. Da questa settimana inizia la prima fase, fino al 22 gennaio, alla quale possono prendere parte gli iscritti del 2021 che hanno rinnovato l’adesione e i nuovi iscritti prima della celebrazione dei congressi locali, ma anche iscritti a movimenti ed associazioni e realtà civiche che con deliberazioni dei propri organismi sottoscrivano la partecipazione. La prossima settimana l’assemblea nazionale, a Roma, fisserà le regole per il coinvolgimento di elettori, associazioni e partiti”.

Bonaccini, Schlein, De Micheli e altri nomi in ballo per il dopo Letta.

“Riduttivo parlare di nomi, di leadership. Prima il progetto, la riforma del partito. Ricordo che Zingaretti nel 2018 vinse le primarie con il 67%, un plebiscito, salvo poi dimettersi 24 mesi dopo, affermando che il partito era irriformabile per via delle correnti. Non abbiamo mai fatto una riflessione seria su quelle parole. I capi corrente si facciano da parte e consentano a un gruppo dirigente nuovo di prendere in mano il timone del partito. Le aree politiche tornino a svolgere un ruolo di proposta politica e di idee. Le candidature verranno e con esse la nuova leadership. In ogni caso le primarie per il segretario nazionale il 12 marzo sono troppo avanti nel calendario, vanno fatte prima. Serve uno scatto e basta con il vittimismo! Lo dico ad Enrico Letta. È naturale che altre forze politiche cerchino di erodere il Pd da destra e da sinistra. I troppi anni di governi di larghe intese hanno indebolito il nostro istinto di combattere per i più deboli a discapito delle logiche di potere interne finalizzate agli equilibri del governo e del sottogoverno. Tutto questo ci hs reso poco credibili”.

Un esempio?

“Sul lavoro. Il programma del Pd era il più avanzato: la riduzione del cuneo fiscale con una mensilità in più, già da questo Natale. E il salario minimo. Battaglie culturali realizzabili. Ma in campagna elettorale i lavoratori ci dicevano: ma voi non siete quelli che hanno tolto l’articolo 18 e quelli del jobs act?”.

Ruscelli che farà? 

“Massimo impegno. A disposizione del partito, al suo servizio, come credo valga per tutti i dirigenti del Pd. Dobbiamo essere tutti pronti a fare passi indietro o in avanti se sarà necessario alla luce di quello che verrà fuori dal percorso costituente. Con umiltà, spirito di servizio e passione. La segreteria provinciale scadrebbe a fine 2023, quella regionale è in scadenza, credo per, che alla luce della fase politica straordinaria che stiamo vivendo sia necessario aprire fasi costituenti a tutti livelli ed il prima possibile. A partire dal livello regionale. Con il governo regionale invece dovremmo aprire una fase di confronto su temi di interesse strategico per il nostro territorio. Anche la giunta regionale deve ingranare una marcia diversa.”