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Aia, dopo l'arresto di D'Onofrio sconcertati i due membri di Arezzo della procura degli arbitri

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Sconcertati. Due aretini, molto conosciuti e stimati, fanno parte del pool della Procura nazionale dell’Aia (associazione italiana arbitri) scossa dal caso dell’arresto di Rosario D’Onofrio, procuratore capo, accusato per un traffico internazionale di sostanza stupefacente. Vicenda che non ha nulla a che vedere con gli arbitri e il calcio. Nell’organismo inquirente sono presenti con importanti ruoli il dottor Bernardo Albergotti, vice procuratore Aia, che ad Arezzo svolge il ruolo di pubblico ministero d’udienza al tribunale, apprezzato per equilibrio e rettitudine; e l’avvocato Matteo Grassi, stimato legale impegnato anche in politica, commissario provinciale della Lega Salvini Premier, che è sostituto procuratore dell’associazione arbitri.

Le rigide disposizioni dell’Aia non consentono ai due, tanto più in questo momento delicato, di rilasciare dichiarazioni specifiche, ma il loro sconcerto è evidente. L’Aia è parte lesa. Albergotti ha ricevuto l’incarico di vice procuratore nel marzo 2021 e Grassi quella di sostituto nel luglio dello stesso anno. La carica ha la durata di un quadriennio olimpico e quindi termina nel 2024. Il pool dei procuratori nazionali è composto da nove membri, considerando quelli regionali si arriva a quaranta. Il lavoro, rigoroso, dei procuratori aretini in seno all’Aia si è sviluppato in questi anni su varie vicende che hanno toccato il mondo dei fischietti del calcio.

L’arresto di D’Onofrio è scattato nel quadro di un’inchiesta svolta dalla Guardia di Finanza e coordinata dalla Dda di Milano che attende di essere chiarita. L’ipotesi per i quaranta coinvolti, tra cui D’Onofrio, ex ufficiale dell’esercito, è l’introduzione in Lombardia di sei tonnellate di marijuana e hashish. D’Onofrio - chiamato Rambo perché usava una mimetica militare nei suoi spostamenti - non avrebbe dichiarato le sue questioni aperte con la giustizia, risalenti al 2020, alla associazione degli arbitri che altrimenti non gli avrebbe certo affidato l’incarico nel febbraio 2021. Quando lo ha ricevuto, D’Onofrio sarebbe stato ai domiciliari. E questo viene considerato una sorta di tradimento tale da indurre in errore l’Aia che lamenta un grave danno d’immagine.

L.S.