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Arezzo, così Ghinelli in tribunale su Coingas, Estra e Multiservizi: "Signori giudici..." Ribalta le accuse e il pm prende appunti

Luca Serafini
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Appena un po’ di emozione quando cominciano a parlare, poi i tre imputati sembrano dominare la scena e alla fine escono dall’aula con volti più distesi. Come chi ha consegnato ai giudici la propria verità e ora aspetta fiducioso. Prima il sindaco di Arezzo Ghinelli, poi l’ex presidente di Estra Macrì, infine l’avvocato Pasquini. Il procuratore Rossi, imperturbabile, ascolta le dichiarazioni spontanee e prende appunti per la requisitoria del 20 gennaio. La sentenza del processo Coingas arriverà, dopo le arringhe, nei giorni successivi.

“Signori giudici mi auspico di fornire un contributo di verità” inizia Alessandro Ghinelli, alzandosi in piedi, con a fianco gli avvocati Luca Fanfani e Piero Melani Graverini. Quindi va a picconare i tre castelli accusatori che lo riguardano, con un contrattacco non da poco a proposito della nomina di Francesco Macrì in Estra, nel 2016, che è ritenuta dai pm abuso d’ufficio in violazione della Legge Severino: “Ma nel 2017” ricorda Ghinelli “l’assemblea di Coingas votò all’unanimità per la conferma di Macrì a presidente, ed è proprio l’atto censurato da Anac. Osserva, critico: “Forse gli altri colleghi non erano tenuti a conoscere la legge come me?”

Nel rivendicare onestà e trasparenza, il sindaco comincia dalle consulenze cosiddette d’oro, fatte da Coingas appannaggio dell’avvocato fiorentino Olivetti Rason e del commercialista Cocci (500 mila euro circa). “]Nessuno mi ha accennato a spese indebite, incoerenti, non dovut[/TESTO]e”, dice il sindaco sull’ipotesi di peculato che avrebbe favorito. “E chi mi conosce sa che se ci fossero state illecite regalie di soldi pubblici non ne avrei ostacolato certo l’emersione”. Poi spiega perché si dette così tanto da fare dopo che il collegio dei revisori di Coingas aveva sollevato forti dubbi. “Dovevo fronteggiare il rischio per i cittadini di una mancata ripartizione dei dividendi di Estra tramite Coingas”. Valore: circa un milione e mezzo. E prosegue: “Ecco perché ho condiviso l’idea che fosse affidato da Coingas all’avvocato del Comune, Stefano Pasquini di redigere il parere di congruità”. Un professionista, Pasquini, “competente in diritto amministrativo, trasversale (ha collaborato con giunte di centrosinistra e centrodestra ndr.) estraneo a pressioni politiche e dal tratto umano gradevole”.

Macché relazione addomesticata da parte di Pasquini, fu genuina, dice Ghinelli. E la frase cult “tutti devono vedere gli asini che volano”, non tragga in inganno, spiega, va contestualizzata. Fu pronunciata dal sindaco (e intercettata) mentre parlava con l’assessore Merelli, dopo aver raccolto le esternazioni di Pasquini che avrebbe usato quell’“iperbole” degli asini (lui non ricorda) sull’onda dell’arrabbiatura. Era il 4 giugno 2019 e il sindaco aveva ricevuto Pasquini, parlavano delle super spese di Coingas che i revisori non digerivano: troppi soldi per i consulenti.

“Se Staderini non fosse andato a cercare il mega giurista fiorentino, avrebbe speso di meno, visto che notule?”: questa la sintesi del disappunto di Pasquini, in passato collaboratore di Coingas per cifre assai contenute e in quella fase alle prese con la scarsa collaborazione del legale fiorentino che doveva produrre carte utili alla relazione. Ghinelli derubrica quindi l’intercettazione ad una suggestiva battuta. Quanto all’altra telefonata dove il sindaco incalza Merelli perché pressi il collegio dei sindaci revisori e prefigura tuoni e fulmini su di essi se non approvano il bilancio, il sindaco ammette i “toni sbagliati“ per tagliar corto ho talvolta usato il mio modo sbrigativo e perentorio”) ]ma “non per violare la legge casomai per rispettarla”. Gli rimaneva incomprensibile la “ posizione pilatesca” del collegio dei revisori, che rischiava di far saltare i dividendi. Certo, fu un errore di Coingas “la scelta di un professionista non del territorio e non in un’ottica di risparmio”, quello sì, ma la spesa era stata comunque sostenuta e, pur non avendo lui idea chiara delle pratiche e degli importi, il sindaco faceva l’amministratore della città. Punto. “Che la questione riguardasse anche Cocci, poi, l’ho saputo dopo”. E con lui, ricorda Ghinelli, “avevo avuto un diverbio per tutt’altra questione”. Distanti.

Capitolo Breda. “Mi sono interessato a Bardelli come umana vicinanza: buono e per bene, si è rivolto a me alle lacrime”. Era in difficoltà economiche. Se Luca Amendola (poi diventato amministratore di Multiservizi) gli aveva fatto promesse di aiuto (ipotesi traffico illecito di influenze) è cosa a se stante. “Mai collegato questo aiuto alla nomina: Amendola era blindato dentro Forza Italia, una scelta maturata e decisa da Mugnai e D’Ettore (vertici azzurri dell’epoca). Il fatto che possa aver chiesto una mano a Bardelli per la nomina è un non senso logico e politico. Come se io avessi Berlusconi e Salvini che mi sostengono e chiedessi aiuto alla Gelmini...”

Insomma, nessuna pressione ricevuta dal Breda per nominare Amendola, che aveva già i suoi sponsor. Casomai Bardelli gli chiese ruoli per sé. Che non ebbe. Sul tema sentita come testimone la vice sindaco Lucia Tanti che ha illustrato il contesto politico di allora e sulla posizione di indipendente di Bardelli. Infine la questione Francesco Macrì, la nomina ritenuta abuso d’ufficio: “Ho agito nella più totale correttezza”, dice Ghinelli, su una materia così complessa - conferibilità o no al consigliere comunale Macrì - che ancora deve esprimersi il Consiglio di Stato. In aula sentiti anche come testimoni il direttore generale di Estra, Paolo Abati, e due legali, di Siena e di Prato, che hanno riferito sostanzialmente sulla correttezza della nomina. “C’è chi ha vagliato e approfondito la materia”, osserva Ghinelli, e il Comune della giurista Rostagno”. Nessun abuso ma pareri e avallo dei legali di Estra, dei soci di Prato e Siena. Però Ghinelli è a giudizio. Rebus da sciogliere e sindaco appeso alla possibile sospensione in caso di condanna.