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Arezzo, la diga di Montedoglio sarà riempita in diversi step

Davide Gambacci
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Un ciclo biennale per il riempimento della diga di Montedoglio, ma si è parlato anche di turismo. Sopralluogo da parte della Commissione sviluppo economico e rurale della Regione Toscana con la presidente Ilaria Bugetti che lunedì ha incontrato i vertici di Eaut proprio sopra il nuovo scolmatore.

“E’ sicuramente un giorno importante – spiega l’ingegner Simone Viti, presidente di Eaut – poiché possiamo vedere un importante lavoro portato a termine: il cantiere è già stato chiuso lo scorso 18 ottobre, poi sono iniziate subito le fasi collaudo tuttora in corso. Saranno più step poiché ci troviamo di fronte ad una importante opera costruita in cemento armato. Terminata la fase di collaudo tecnico attendiamo poi il parere dell’Autorità Dighe che dovrà autorizzare l’innalzamento del livello fino al massimo consentito di circa 140 milioni di metri cubi di acqua; tanto per intendersi il doppio di quello che vediamo oggi. Per fare questo, in stagioni normali, dovremmo impiegare un ciclo biennale seppure la scarsità di pioggia dell’ultimo periodo di certo non aiuta tenendo pure conto che c’è un deflusso continuo per alimentare il Tevere. Sono stati quattro anni abbondanti di lavori – sottolinea proprio l’ingegner Viti – seppure, come tutti sappiamo, il crollo c’è stato il 29 dicembre del 2010: per ben otto anni, però, il cantiere è rimasto sotto sequestro per le vicende che tutti conosciamo; quindi, possiamo dire che tutto sommato è stato anche veloce, tenendo conto che c’è stato pure il Covid e altre vicissitudini”.

Presente al sopralluogo anche il personale di Krea Costruzioni, la società umbra che ha eseguito l’intervento. “Sono stati utilizzati i migliori materiali in commercio: le ditte si sono recate direttamente in cantiere per scegliere il miglior prodotto tenendo conto dei vari fattori, non da meno quello che riguarda le temperature”. Tradotto in pratica, quindi, cantiere terminato, manca solamente l’acqua. “Gli undici conci che formano i 112 metri del muro sfioratore sono stati ricostruiti nella posizione originaria, seppure un metro più basso ma con uno spessore di 50 centimetri maggiore rispetto alla passata configurazione – ha spiegato ai presenti l’ingegner Thomas Cerbini, responsabile della diga e del procedimento dei lavori di ricostruzione – il canale di scarico è costituito da una serie di elementi tra loro indipendenti ma suddivisi in due parti: una sfiorante contro acqua e l’altra emergente contro terra; è stata ingrossata anche la fondazione il cui spessore passa da 2 a 2,5 metri ed in quelli emergenti è stata aggiunta una ‘chiodatura’ di rinforzo”. Un investimento importante di 6 milioni e 520mila euro, finanziamento assicurato nel 2018 dal Ministero della politiche agricole. Oltre che sull’aspetto tecnico a Montedoglio si è parlato anche di sviluppo turistico.