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Arezzo, storica merceria in piazza della Badia chiude. La titolare: "Mi arrendo ai rincari e l'invenduto lo do in beneficenza"

Francesca Muzzi
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La signora Anna Mazzi sembra vivere in un paradiso fatto di merletti, punto croce, ricami. Sanno di buono, fanno ricordare un tempo che fu, ma proprio per questo quel tempo che fu non ha resistito all’impatto del dopo pandemia e del caro bollette. E così dopo vent’anni, il 31 dicembre, il negozio l’Arte del Ricamo, in piazza della Badia, chiude. Fuori accanto a bavagli, tovaglie, asciugamani che un tempo si riponevano dentro i cassetti per creare il corredo, c’è un cartello: “Liquidazione totale per cessata attività. Sconti fino al 50%”. “Chiudo per disperazione – dice subito la signora Anna – perché non ce la faccio più. Tra rincari, bollette e quanto altro”. E comincia a snocciolare numeri. “Per esempio la stoffa per ricamare. Prima la pagavo 36 euro al metro e oggi è arrivata a 59 euro al metro”. E Anna proprio per cercare di tenersi stretta la sua clientela ventennale, ha deciso, per quanto ha potuto, di non rincarare i prezzi: “Ho la ricamatrice e se una mamma o una nonna, chiedono di scrivere il nome del bambino su un bavaglio o sul grembiule dell’asilo, costa due euro, come da sempre. Addirittura lo faccio gratis se lo comprano da me”. Ma con alcuni prodotti Anna non ha potuto fare niente: “Per esempio una coppia di asciugamani che prima costava 12 o 13 euro, adesso è arrivata a 24 o 25 euro e la gente li guarda e non compra”. E poi c’è la nota dolente delle bollette. I rincari di luce e gas colpiscono tutti. E se le grandi aziendi, con sacrificio, riescono ad andare avanti, i piccoli artigiani sono forse quelli più tartassati anche solo da piccoli aumenti: “La bolletta della luce – dice Anna – da 60 euro è passata a 110 euro. Una cifra importante per me che non guadagno chissà quanto. E per fortuna i proprietari di questo fondo, non mi hanno aumentato l’affitto. Ma sono stanca di pagare, pagare e di stare a combattere con gli aumenti. Il 31 dicembre tiro giù la saracinesca per l’ultima volta”. Ma in piazza della Badia non sarà l’ultima volta che Anna è presente. Come succede in ogni paese o quartiere di città che si rispetti, in questi venti anni lei è diventata un punto di riferimento per la gente della piazza. “Siamo una grande famiglia. Se devono consegnare un pacco e in casa non c’è nessuno lo lasciano a me. Addirittura se qualcuno va in vacanza mi lascia le chiavi di casa per dare da mangiare ai gatti. Oppure innaffiare le piante. Ci sono per tutti”. Soprattutto per la parrocchia della Badia, tanto che Anna ha deciso che la merce che non riuscirà a vendere fino al 31 dicembre, la darà in beneficenza proprio alla parrocchia. Perché, ed ecco la nuova vita di Anna, il parroco, padre Francesco, ha deciso di prendere in affitto il negozio e di metterci il mercatino di beneficenza che la stessa Anna, insieme ad altre volontarie, gestirà. “Terrò anche la mia macchina ricamatrice”, dice. Perché alla fine niente finisce, ma tutto si trasforma.