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Arezzo, rifiuti Keu e orafi: Chimet e Tca coinvolte nell'inchiesta, sei indagati. Le aziende: "Legge rispettata, sarà chiarito tutto"

Luca Serafini
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Chimet e Tca coinvolte nell’inchiesta Keu. Tre indagati tra i dirigenti del colosso di Badia al Pino che è la prima azienda del territorio per fatturato (sopra i 4 miliardi) e tre nell’azienda di Castelluccio di Capolona. Due eccellenze del distretto orafo aretino, tirate in ballo dalla Procura distrettuale antimafia che ipotizza un mix illecito di scorie a Bucine nell’area già sotto osservazione dove per gli inquirenti finivano non solo i residui di lavorazione delle concerie di Pisa ma anche scarti della gestione dei rifiuti del comparto orafo argentiero di Arezzo.

Passaggio successivo era la produzione di inerti. “Tutto regolare e lo dimostreremo” è l’immediata reazione delle aziende aretine che in serata, dopo il propagarsi della notizia, hanno emesso i rispettivi comunicati.

“Chimet ed alcuni suoi dirigenti hanno ricevuto questa mattina la notifica dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari nel quale la procura della Repubblica di Firenze ipotizza reati ambientali legati al conferimento di un rifiuto (scoria vetrosa di fusione) all’impianto Lerose di Bucine”, comunica Chimet, che prosegue: “L’azienda contesta fermamente di aver operato al di fuori di ciò che prevede la legge e di ciò che le autorizzazioni, anche dell’impianto Lerose, consentivano di fare. Chimet ritiene che vi sarà tempo e modo per dimostrare la propria estraneità ai fatti contestati”.

E questo è il comunicato di Tca: “Apprendiamo oggi che il Pubblico ministero di Firenze ha avanzato ipotesi di reato a carico di svariati soggetti tra i quali tre persone della nostra impresa per vicende collegate al conferimento a recupero di rifiuti presso l'impianto dei Lerose. Siamo stupiti della contestazione che ci coinvolge e auspichiamo che sia fatta completa chiarezza. Daremo ogni utile supporto a dimostrazione della nostra estraneità alle condotte contestate. Siamo comunque sconcertati nell'apprendere delle ombre legate alla società, autorizzata dagli enti preposti, cui quindi conferivamo gli scarti di lavorazione. Saremo come sempre collaborativi con le autorità e allo stesso tempo ci riconosciamo nella richiesta di raggiungere la completa chiarezza in questa grave vicenda”.

L’indagine riguarda ingenti quantitativi di scorie pericolose prodotte a conclusione del ciclo produttivo delle aziende che trattano gli scarti delle aziende di preziosi presso l'impianto di Bucine dove erano miscelate al Keu per poi essere interrate o destinate a siti esterni con modalità ritenute non consentite. Due i procedimenti aperti e che in precedenza hanno fatto scattare misure cautelari: Calatruria e Keu, dai quali emergerebbe - non per gli aretini - un legame con la 'ndrangheta. Le persone coinvolte sono 12 nel primo filone e 26 nel secondo.

Prossimo passaggio sarà la richiesta di rinvio a giudizio. Ai sei di Chimet e Tca non è contestata l’associazione a delinquere dal procuratore aggiunto distrettuale antimafia Luca Tescaroli. I reati ipotizzati sono il traffico illecito di rifiuti e l'inquinamento ambientale e altri reati ambientali. Secondo gli inquirenti fiorentini, accanto ai rifiuti, reflui e fanghi industriali, prodotti nel distretto conciario ubicato tra Pisa e Firenze, si aggiungevano i residui aretini. “Entrambi i flussi dei rifiuti contaminati avevano una medesima destinazione verso lo stesso impianto di produzione di materiali inerti venduti poi come materie prime”.

Questo sarebbe avvenuto “declassando i rifiuti pericolosi e le ceneri dei fanghi di depurazione contaminati, facendoli figurare come se fossero rifiuti recuperabili nella lavorazione di materiali inerti per l'edilizia, così da consentire un occultamento dei rifiuti più inquinanti provenienti dal comparto conciario (ceneri contaminate da elevatissime concentrazioni di cromo) e dal comparto orafo (fanghi cancerogeni ed ecotossici contaminati da arsenico, boro, selenio) e causare anche gravi eventi di inquinamento ambientale, essendo quei rifiuti ceduti a terzi ignari e utilizzati come materie prime in terreni agricoli, fondazioni per attività edilizie residenziali, ripristini, strade e aeroporti”. Le cose non stanno così, per Chimet e Tca.