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Crac Banca Etruria, le difese di Berni e Soldini: "Assolveteli". Il 29 dicembre sentenza della Corte d'Appello

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Slitta ancora la conclusione del processo di appello per la bancarotta di Bpel per i quattro ex di via Calamandrei che hanno scelto il rito abbreviato. Dopo la richiesta di “patteggiamento” formalizzata il 10 novembre scorso da Giuseppe Fornasari e Luca Bronchi, ex presidente ed ex direttore generale, ieri a Firenze è stata la volta delle difese di Alfredo Berni e Rossano Soldini, ex vice presidente ed ex membro del cda, che hanno sostenuto con passione e argomenti le ragioni per addivenire ad una sentenza di assoluzione.

Ma i giudici di appello hanno rinviato tutto al 29 dicembre: sarà, salvo altri slittamenti, l’udienza conclusiva riservata alle repliche del procuratore generale e alla camera di consiglio. Poi il verdetto. Anche per Fornasari e Bronchi, che hanno concordato la exit strategy dal processo rinunciando all’appello, vedranno il nero su bianco in quella occasione. Fornasari e Bronchi - difesi dagli avvocati Antonio D'Avirro e Carlo Baccaredda Boy - si sono accordati su una pena finale di 3 anni e 4 mesi, anziché i 5 anni di condanna inflitti in primo grado ad Arezzo con rito abbreviato nel 2019. Il concordato appare cosa fatta e il verdetto della corte con presidente il giudice Settembre consentirà di accedere all’affidamento in prova ai servizi sociali per espiare la pena. Si tratterebbe comunque di un riconoscimento di responsabilità per due figure apicali della Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio.

Per la procura di Arezzo e per i risparmiatori parti civili (avvocati Lorenza Calvanese e Carlo Buricchi tra gli altri), la conferma che il crac di Bpel non sarebbe stato figlio del caso e di un destino avverso, di un contesto politico internazionale e nazionale particolare, ma anche di scelte personali penalmente rilevanti. Hanno scelto di discutere le rispettive posizioni, Berni e Soldini, e ieri è stata la giornata delle arringhe difensive svolte con puntiglio dagli avvocati Alessandro Traversi e Alessandro Liberatori per Berni, Fausto Giunta e Francesca Arcangioli per Soldini. Quest’ultimo, accusato di bancarotta semplice, si pose perfino in contrasto aperto con il cda della banca e ne uscì in aperto dissenso verso scelte operative che non condivideva. Nonostante questo si è ritrovato tra gli imputati e l’assoluzione generale nel processo con rito ordinario (“Il fatto non sussiste”, ottobre 2021) suona come una beffa.

Quanto a Berni, storico direttore poi vice presidente di Bpel, i suoi difensori hanno sottolineato come l’accusa di bancarotta per il finanziamento della società Energia Ambiente non stia in piedi per due motivi: uno, non fu violato nessun regolamento interno e, secondo, gli affidamenti furono fatti nel 2006 / 2008 molto prima dei segnali premonitori del dissesto di Bpel, a partire dal 2013. Insomma non ci poteva essere la cognizione di effettuare operazioni in danno del patrimonio della banca. Per Berni e Soldini prosegue l’attesa: i tempi della giustizia riescono ad essere uno stillicidio. Per i due la procura generale aveva chiesto condanne a un anno e dieci mesi per Berni, dieci mesi per Rossano Soldini: in primo grado hanno ricevuto, rispettivamente, due anni ed un anno, per episodi circostanziati.