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Guerrina uccisa dal prete, nuovo appello dei familiari: "Chi sa dove sono i resti parli". Intanto il giudice mantiene nella causa civile Diocesi e frati

Luca Serafini
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“Chi sa parli. Padre Graziano prima di tutto. Ma anche altri possono conoscere il luogo dove finì il corpo della nostra Guerrina”. Nel giorno di avvio della causa civile per il risarcimento danni da un milione che tira in ballo la Chiesa, l’ennesimo appello per il ritrovamento dei resti della donna scomparsa l’1 maggio 2014, proviene da entrambi i rami della famiglia della donna: Piscaglia e Alessandrini.

Ieri intanto il giudice Fabrizio Pieschi ha stabilito che Diocesi e Ordine dei Premostratensi devono restare nel processo civile: ha infatti respinto l’istanza di estromissione presentata dai legali. L’uccisione della donna ad opera dell’ex vice parroco di Cà Raffaello, è un tema che li riguarda e andrà sviscerato. Anche se è tutta da dimostrare la “responsabilità oggettiva” della struttura religiosa, invocata dai legali dei Piscaglia. Ai quali stanno per affiancarsi in una analoga azione legale marito e figlio di Guerrina: Mirco e Lorenzo Alessandrini.

La cinquantenne, sentenzia la Cassazione, fu assassinata da Gratien Alabi, del quale era invaghita, che ne fece sparire il corpo. Il sacerdote congolese, al quale è stata tolta la veste religiosa, sconta 25 anni di reclusione. Da Rebibbia ha ottenuto il trasferimento a Opera, Milano, e questo ha impedito di notificargli l’atto giudiziario: così il giudice Pieschi ha fissato una nuova data, l’1 marzo 2023, dopo aver rigettato l’istanza di Diocesi e frati i quali in forza di articoli del diritto canonico e civile, si ritengono estranei alle condotte, gravi, dell’ex prete. Il pastore, afferma l’avvocato Scognamiglio del Vaticano, è autonomo e non può considerarsi come il preposto di un committente.

Di tutt’altra opinione la famiglia Piscaglia (avvocati Chiara Rinaldi e Maria Federica Celatti) secondo la quale c’è invece responsabilità di chi inviò il vice parroco ed è tenuto a rispondere dei danni arrecati nello svolgimento della missione religiosa. Tanto più che dalla comunità erano state segnalate avvisaglie: l’infatuazione della donna, fragile, verso il carismatico sacerdote che oltre ai modi affabili, e le tante birre, aveva comportamenti disinibiti con le donne, scoperti solo successivamente dai carabinieri.

La scomparsa di Guerrina avvenne nel cammino da casa verso la canonica. Celle telefoniche e invio maldestro di messaggi, uniti a depistaggi, hanno offerto al pm Marco Dioni, ai carabinieri e quindi ai giudici, un quadro cogente e realistico di ciò che avvenne: l’uccisione della parrocchiana. Anche se non si conoscono le modalità, il luogo dove fu fatto sparire, le complicità che certamente ci furono. A vuoto le ricerche. Muto nel suo silenzio impenetrabile Alabi.

Le immagini di questi giorni del ritrovamento dei resti di Saman, a Novellara, la ragazza eliminata perché si opponeva a un matrimonio combinato, alimentano il desiderio dei Piscaglia e degli Alessandrini di ritrovare le spoglie della propria cara. Lo zio di Guerrina, Silvano, e l’avvocato Nicola Detti, che è legale degli Alessandrini con l’avvocato Francesca Faggiotto, rilanciano l’appello con un concetto comune: “Chiunque sa qualcosa che possa risultare utile, parli”. Anche se la verità la sa padre Graziano, che condivise quei giorni con i confratelli e forse con altri. Qualcuno, anche in modo anonimo, può fornire un elemento utile?