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Arezzo, giudice dissequestra area ex cementificio Sacci: assoluzione e prescrizione per l'imprenditore Franceschi

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L’ex cementificio Sacci non è più una “bomba ecologica” come fu con enfasi definita e forse non lo è mai stata. L’area dismessa tra i comuni di Bibbiena e Chiusi della Verna è stata dissequestrata dal giudice monocratico di Arezzo al termine del processo a Marino Franceschi, il noto imprenditore casentinese (Marino fa mercato spa) che nel 2002 la rilevò. Una storia infinita dove la burocrazia l’ha fatta da padrona con l’ambizioso progetto di riconversione e riqualificazione frenato e mai partito. Nel 2016 ci fu invece il blitz dell’allora Corpo Forestale con una serie di contestazioni a carico del proprietario che negli anni si è vigorosamente difeso sostenendo le sue ragioni e cioè l’aver rimosso a sue spese tonnellate di rifiuti, prodotti non da lui, e che la vecchia proprietà era tenuta a togliere. Due i capi di accusa, l’abbandono dei rifiuti (si parlava anche di amianto) e la mancata ottemperanza di una ordinanza del comune di Bibbiena. Su questo secondo aspetto, il giudice ha pronunciato sentenza di assoluzione “perché il fatto non sussiste”. La procura aveva chiesto 4 mesi di arresto. Franceschi, presente in aula, era difeso dagli avvocati Mauro Messeri e Marco Amatucci. L’altra accusa, l’abbandono dei rifiuti, è caduta in prescrizione ma, evidentemente, il provvedimento di dissequestro recepisce anche quanto emerso dal dibattimento e cioè che i materiali nocivi fossero stati tolti e che, dalle analisi, non ci fu alcun riflesso negativo su ambiente e salute. La ex Sacci fa brutta mostra di sé in mezzo al Casentino e vedremo se prenderanno corpo progetti sull’area e sulla viabilità.

L.S.