Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Saldi "anticipati" al 3 gennaio: l'appello di Marinoni (Ascom)

Antonella Lunetti
  • a
  • a
  • a

Le imprese aretine della moda chiedono che la data di avvio dei saldi invernali 2015 sia anticipata a sabato 3 gennaio, anziché a lunedì 5 come deciso dalla Regione Toscana. Lo fanno attraverso la Confcommercio della provincia di Arezzo, che ha girato subito la loro richiesta agli uffici regionali competenti, forte anche delle influenze e delle relazioni instaurate dal direttore Franco Marinoni grazie al suo doppio incarico provinciale e regionale. A preoccupare i commercianti di abbigliamento e calzature non è solo il timore di non lavorare affatto nel fine settimana precedente, con i consumatori fermi ad aspettare la data del 5, quanto piuttosto il fatto che molte Regioni italiane, a partire da quelle confinanti con la Toscana come Umbria, Lazio e Marche (ma anche, ad esempio, Sicilia e Piemonte), hanno deciso di anticipare l'apertura delle vendite di fine stagione proprio a sabato 3 gennaio, con il risultato ovvio che le imprese toscane, ed aretine in particolare, si vedrebbero soffiare gli affari migliori dalle colleghe umbre, marchigiane ed emiliane. “Il 5 gennaio non è una data sbagliata di per sé”, spiega il direttore della Confcommercio Franco Marinoni, “un conto però è se cade di venerdì o di sabato, un altro se, come avverrà nel 2015, cade all'inizio della settimana, condannando di fatto le aziende alla completa inattività nel fine settimana precedente. È per questo che abbiamo ritenuto di accogliere la sollecitazione che ci è venuta massiccia e insistente da parte di molte aziende e ci siamo mossi subiti perché venisse modificata la data di avvio dei saldi 2015. Nel mio ruolo di direttore regionale ho contattato personalmente i responsabili della Regione Toscana per dare soddisfazione a questa richiesta. Confido che non ci siano ostacoli di sorta, tanto più che quest'anno il coordinamento tra Regioni limitrofe è saltato: le Regioni confinanti con la nostra, in primis l'Umbria, ma anche il Lazio, le Marche e l'Emilia Romagna, si sono già orientate sul 3 gennaio. Stando così le cose, l'anticipo al 3 è diventato per noi un obiettivo irrinunciabile e faremo valere tutto il nostro peso politico per raggiungerlo”. La Confcommercio aretina è ottimista sull'esito della questione ed è comunque intenzionata a lottare fino in fondo: del resto, in quanto terra di confine, la provincia di Arezzo è sempre stata la più esposta ai problemi di concorrenza scatenati da un avvio differenziato dei saldi. “Per anni”, ricorda Marinoni, “abbiamo denunciato il vero e proprio esodo che, soprattutto, in zone come la Valtiberina o la Valdichiana, spostava i flussi dei consumatori verso l'Umbria dove l'avvio dei saldi era sempre anticipato”. Ora che le cose sembravano risolte, la nuova tegola: l'accordo politico interregionale, che sembrava aver calmato le acque negli ultimi tre anni, di fatto è saltato riportando le cose allo status quo ante. Le date di inizio dei saldi in passato venivano decise in autonomia dalle singole Regioni, ma ogni Comune poteva anticiparle facendone richiesta alla Camera di Commercio competente. Il calendario dei saldi risultava estremamente eterogeneo e confuso, tanto da disorientare gli stessi consumatori, oltre che fortemente punitiva per i commercianti che si trovavano nei territorio “a partenza più ritardata”. Spesso si scatenava una vera e propria corsa all'anticipo perché, chiaramente, si confidava nello scatto felino dei primi giorni, quando notoriamente le famiglie hanno ancora il loro budget completo a disposizione. Budget che è in genere destinato ad assottigliarsi, se non addirittura ad esaurirsi, già dopo la prima settimana di saldi. A rimettere un po' le cose a posto è stato il cambiamento normativo che prevedeva l'esclusiva competenza regionale in materia di calendario dei saldi, senza possibilità di deroghe per nessuno. Rimaneva la questione della concorrenza fra Regioni limitrofe, che fino all'anno scorso sembrava risolta con la decisione presa nel 2011 dalla Conferenza dei Presidenti delle Regioni e delle Province Autonome, di stabilire un atto di indirizzo con il quale tutti si impegnavano, almeno in via programmatica, a fissare date comuni di avvio delle vendite di fine stagione, anche a tutela della concorrenza leale tra Regioni confinanti o comunque vicine. Di fatto, ogni volta la data concordata risultava confermata solo se recepita nei rispettivi ordinamenti regionali. Cosa che, è evidente, non è successa quest'anno, riportando a galla il problema della disparità di trattamento delle imprese della moda (nonché dei consumatori) anche nel raggio di pochi chilometri. “Il dibattito sui saldi presenta diversi altri aspetti annosi”, dice il direttore della Confcommercio Marinoni, “a partire dalla questione se sia meglio allontanarli dalle festività natalizie per dare più respiro al commercio oppure, al contrario, se sia meglio abbreviare il periodo di stasi tra le feste e l'inizio dei saldi. Ma il problema più urgente che si pone adesso è un altro: la data del 5 era stata concordata a livello interregionale, ora che molte Regioni sono venute meno a questa intesa, che senso ha penalizzare le nostre aziende e i consumatori toscani per tenere fede ad una parola che non rispetta più nessuno? Tanto più che, nello specifico caso di Arezzo, che avrà la Fiera Antiquaria nei giorni di sabato 3 e domenica 4, anticipare l'inizio dei saldi al 3 varrebbe come un assist ai negozi per far decollare lo shopping”. L'orientamento all'anticipo in queste ore sembra trovare favorevole la maggioranza delle Regioni italiane (almeno 15). Pare dunque probabile che il prossimo 18 dicembre, in sede di conferenza interregionale, la decisione possa venire ratificata. Ma queste sono solo indiscrezioni. A valere davvero per gli operatori sarà solo il nero su bianco.