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Andrea Scanzi si tuffa su Arezzo. E con “I migliori di noi” ne scrive una guida vivente

Romano Salvi
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Ora hanno tutti capito perché Andrea Scanzi  ha accettato il ruolo di direttore artistico di Passioni Festival, senza farsi tanto pregare dal suo ideatore, Marco Meacci. Un men che vago sospetto l'avevano già avuto in tanti tra gli aretini che ben lo conoscono: perché proprio il direttore artistico alla seconda uscita invernale del Festival ha scelto Arezzo per presentare in prima nazionale insieme a Tommaso Cerno, direttore dell'Espresso il suo ultimo libro “I migliori di noi”? E basta per dare una risposta esauriente il fatto che il romanzo sia ambientato ad Arezzo?  E' tanto, ma non basta: d'altra parte non è da Scanzi, aretino che Arezzo la porta con sé in tutto il mondo, usare Arezzo come sfondo per raccontare una storia. Ma non è neanche da aretini battere il record, apparentemente irraggiungibile, di presenze al Circolo Artistico per una serata di Passioni Festival, se non avessero la certezza che  in un romanzo di Scanzi Arezzo non può fare da sfondo. Hanno avuto tutti ragione, a cominciare dal sindaco Ghinelli che non a caso si è esposto portando per l'occasione il suo saluto: Arezzo è l'anima del romanzo, almeno quanto il romanzo è l'anima di Arezzo. Con i suoi angoli, anche quelli più intimi, dove arriva l'eco, mica tanto lontano, di una Arezzo popolana, che rilancia la sua spavalderia, e il commovente contrasto tra la spavalderia e il pudore dei due amici protagonisti del romanzo. In definitiva, con la sua identità, anche troppo gelosamente tenuta nascosta.  Scanzi non la nasconde, la porta perfino in Tv, quando alla fine di Otto e Mezzo insieme a Tommaso Cerno chiude con galanteria mista ad ironia, tutte aretine, un confronto con Simona Bonafè che dà i brividi a Lilly Gruber, regalando alla deputata Pd una copia di “I migliori di noi”. Tanto perché anche lei capisca che voglia dire essere aretini.  E anche perché quando viene ad Arezzo si porti dietro una guida vivente. Ma in una serata da record, quando anche Tommaso Cerno, udinese, ci tiene a dimostrare quante affinità abbiano lui e i suoi concittadini con gli aretini, è mezza città raccolta all'Artistico che non ce la fa a reprimere l'orgoglio della sua identità. Scanzi è riuscito in quella che sembrava una impresa impossibile: c'è riuscito con l'ironia, la tenerezza, perfino la sfrontatezza, dei suoi personaggi, anche quando sembra che crolli il mondo.  Sono quelli dei suoi personaggi gli stessi sentimenti, mica poi tanto nascosti, di chi ascolta Scanzi e Cerno, prima che l'Artistico si svuoti e ognuno torni a custodire i suoi sentimenti nel suo angolo di città. Intanto il romanzo  si dipana come in un film di altri tempi: senza effetti speciali, ma incalzante con stacchi alla Hithcock, e allo stesso tempo rasserenante con le immagini che scorrono nella vecchia e cara dissolvenza incrociata. Con due protagonisti, amici da una vita, con  niente in comune se non il cane. Proprio due amici aretini.