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L'uovo ammalato che ci fa sbadigliare

Sergio Casagrande
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Nella vicenda delle uova all'insetticida quello che fa indignare non è sapere che un prodotto alimentare di uso comune può rivelarsi nocivo. Ma è scoprire che, nonostante i controlli, le rassicurazioni e i nuovi protocolli produttivi raggiunti dopo tanti scandali analoghi, accade ancora una volta. E, per giunta, nessuno, al momento, si premura di spiegarci perché. Le conseguenze per l'uomo, unica consolazione, non sarebbero così gravi da mettere la nostra vita in serio pericolo. Gli esperti sostengono che il fluocianobenpirazolo - questo il nome dell'insetticida trovato in tracce in alcune uova anche in Italia, meglio noto con il diminutivo di fipronil - uccide sì gli insetti, ma non è mai stato mortale per l'uomo. Al massimo lo ha reso tremolante e in preda a forti sbadigli dovuti a improvvisi attacchi di letargia. Insomma, chi si fa uno zabaione con la speranza di rinvigorire le proprie energie, se incappa in un uovo al fipronil, al massimo potrebbe ottenere l'effetto diametralmente opposto. E non dovrebbe tirare le cuoia. Ma, anche se il pericolo è modesto, l'uso del fluocianobenpirazolo è vietato già da tempo nelle aziende alimentari. Quindi, come è possibile che un uovo si ritrovi contaminato? Colpa dei mangimi usati negli allevamenti avicoli? Della catena alimentare? O di uova che arrivano da mercati stranieri ed entrano a far parte del ciclo commerciale di aziende che con la propria produzione non sono in grado di soddisfare in pieno la richiesta? Sono queste le domande che inquietano e che, rimanendo senza una risposta, fanno indignare. Nessuno vuole mettere in dubbio la correttezza e la serietà delle aziende produttive, anche perché - soprattutto in molti casi italiani - sono state proprio loro a rilevare le irregolarità prima ancora di inviare le uova alla vendita e a segnalarle con provvedimenti di autotutela. Ma è ovvio che nella catena che porta alla “creazione” di un uovo, c'è stato qualcosa che non è andato per il verso giusto. E che necessita di un immediato intervento per evitare che si ripeta, chissà, con quali altre minacce. Qualcosa che potrebbe aver riguardato, per esempio, le procedure di controllo a monte, visto che quelle a valle hanno dimostrato di essere efficaci avendo individuando il problema. Una risposta, insomma, invece di procedere solo a ulteriori controlli e sequestri, è necessaria. E ci si augura anche che possa essere rapida. Altrimenti, oltre al dubbio se sia nato prima l'uovo o la gallina, rischiamo di portarci in eterno anche quello di come è possibile che un uovo si ammali. Sergio Casagrande [email protected] Twitter: @essecia