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Umbria, scandalo sanità: arrestati il segretario regionale Pd Bocci e l'assessore Barberini

Federico Sciurpa
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Il segretario del Pd dell'Umbria Gianpiero Bocci e l'assessore regionale alla Salute e coesione sociale Luca Barberini sono stati arrestati dalla Gdf nell'ambito dell'indagine della procura di Perugia su alcune irregolarità che sarebbero state commesse in un concorso per assunzioni in ambito sanitario. Nei confronti dei due sono stati disposti i domiciliari. Stesso provvedimento per il direttore generale dell'Azienda ospedaliera Emilio Duca e per il direttore amministrativo della stessa azienda. Sono 35 gli indagati nell'inchiesta sulle presunte irregolarità nei concorsi per le aziende ospedaliere umbre e sarebbero otto le procedure di selezione del personale «condizionate illecitamente» durante il periodo delle intercettazioni telefoniche che hanno portato all'inchiesta sulla sanità umbra. «L'alterazione dei risultati della selezione - si legge nell'ordinanza del gip di Perugia - è avvenuta mediante reiterati reati di rivelazione di segreti d'ufficio, falso ideologico in atto pubblico e abuso d'ufficio compiuti mediante la comunicazione a terzi interessati delle tracce d'esame, e inoltre indirizzando la Commissione in ordine alle valutazioni da assegnare ai candidati». Nell'ordinanza d'arresto del gip di Perugia che ha portato alla luce lo scandalo della sanità umbra si legge tra l'altro di una presunta «alterazione della procedura concorsuale consistita nella manipolazione dell'esito del sorteggio dei componenti della commissione esaminatrice». Un video documenta come il dg dell'ospedale di Perugia, Emilio Duca, «avesse con sé le tracce delle prove scritte del concorso e le dovesse portare in 'consiglio regionale', per consegnarle all'assessore regionale Luca Barberini, il quale risulterà in effetti dal prosieguo delle conversazioni il soggetto più interessato all'esito della procedura e quello anche più ascoltato». Questo emerge ancora dall'ordinanza emessa dal gip di Perugia. In particolare, l'ordinanza fa riferimento alla «conversazione intercettata» e alle «immagini captate presso l'ufficio di Maurizio Valorosi il giorno prima delle prove scritte». Tra le conversazioni captate all'interno dell'ufficio di Emilio Duca, tra gli indagati dell'inchiesta di Perugia sulla sanità, lo stesso Duca «indicava chiaramente come sponsor» di uno dei candidati da 'sponsorizzare' a scapito di altri candidati ai concorsi per incarichi ospedalieri un certo «assessorato», riferendo «inoltre di un colloquio avuto in proposito anche con la presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini», si legge sempre nell'ordinanza del gip di Perugia. Intanto dopo l'autosospensione del segretario regionale dell'Umbria, il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, ha deciso immediatamente di nominare commissario il presidente della Federazione regionale, Walter Verini. Nelle carte dell'inchiesta sulla sanità umbra spunta anche Gianpiero Bocci, «all'epoca dei fatti deputato e sottosegretario al ministro dell'Interno, oggi segretario regionale del Partito democratico». A lui il gip fa riferimento per due conversazioni intercettate all'indagato Duca, dg dell'ospedale di Perugia. Nella prima, del 9 maggio 2018, Duca parla con Alvaro Mirabassi, vicepresidente del Consiglio Comunale di Perugia: «Anche il Mirabassi chiede di avere le tracce della prova scritta che si terrà il 16 maggio e il Duca lo rassicura aggiungendo inoltre che avrebbe dovuto darle anche a 'Gianpiero' (dovendosi intendere evidentemente l'onorevole Bocci)», si legge nell'ordinanza. Nella seconda intercettazione e in altre a seguire si conferma «la necessità avvertita da entrambi di far combaciare i diversi interessi clientelari, in particolare quelli segnalati dai predetti Barberini (assessore regionale alla Salute, ndr) e Bocci, al quale, ultimo, il Duca ripromette di consegnare le tracce scritte l'indomani». Il gip riporta l'intercettazione nella quale Duca dice: «Ah, anche Bocci è a Roma, me lo ha detto lui, ora gli mando un messaggio e domani pomeriggio, quando tornava su, gli porto le domande».