Andrea Scanzi

L'intervista

Nonostante tutto per Scanzi la politica è una cosa seria

17.04.2019 - 18:17

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Era nell’aria. Dopo Renzusconi e Salvimaio Andrea Scanzi sarebbe tornato alla politica. Facendo ancora nomi e cognomi, colpendo il bersaglio al primo colpo, magari aggiungendo stima per chi se la merita e persino confessando un po’ di nostalgia per chi alla politica lo ha fatto avvicinare. Già, perché per lui, nonostante tutto, “La politica è una cosa seria” che poi è il titolo del suo nuovo libro. La presentazione in prima nazionale del volume edito da Rizzoli avverrà il 18 aprile nella sua Arezzo, al Circolo Artistico, alle 9 di sera. Sarà l’amico e collega Mattia Cialini a intervistarlo. Nel frattempo, il 2 aprile, il libro ha fatto la sua comparsa e, manco a dirlo, a un solo giorno dall’uscita figurava già nella top ten dei bestseller Amazon. Con questa intervista si spera di contribuire a far capire il perché dell’alto gradimento.
Scanzi, cosa c’è dentro questo suo nuovo libro?
“La politica bella oltre a quella deludente”.
Un concetto che era latente già nello spettacolo Salvimaio...
“Giusto. Quando alla fine faccio vedere la foto del 1984 di Pertini e Berlinguer che sorridono, alludo a quella politica che era seria e generava appartenenza. E non per niente i due capitoli che dedico loro nel libro sono tra i più apprezzati. E’ chiaro che lì mio cuore batte più forte, felice. Batte la passione per la politica”.
E adesso la sua passione a che livello è?
“Non dirò mai che c’è solo la politica deludente. Ci sono delle bravissime persone”.
Ad esempio chi salverebbe dei politici attuali?
“Nicola Morra, il ministro Sergio Costa... Peraltro non voglio dire che mi mancano tutte le figure del passato, ad esempio Andreotti per niente”.
Il sottotitolo del libro è piuttosto esplicito.
“Volevamo far capire che c’è anche lo Scanzi un po’ arrabbiato, corrosivo, quello televisivo; mentre il titolo a me pare piuttosto lirico”. 
I pagliacci chi sono?
“Uso le virgolette nel definirli tali e comunque sono tutti quelli che ci stanno togliendo il piacere e il gusto della politica, quelli che ci tolgono la voglia di andare a votare il 26 maggio, quelli che hanno disintegrato la sinistra e il centrodestra. Quindi, come evidenzio nel libro, anzitutto Berlusconi e Renzi; ma anche ampi tratti della politica di Matteo Salvini sono deludenti”.
Come è avvenuta la selezione dei politici inseriti nel libro?
“Ho seguito due strade: la prima è stilistica e indotta dall’ispirazione, ho inserito quei personaggi che si sono fatti scrivere da soli. L’altra è stata quella delle figure che erano profondamente caratterizzate in positivo o in negativo”.
Non figurano i 5 Stelle.
“Per i motivi di cui sopra. Avrei dovuto parlare di Toninelli? L’unico poteva essere Di Maio ma siamo all’anno zero e faccio fatica a metterlo a fuoco in questa fase semplicemente rispetto a un anno fa. Magari nel prossimo libro gli dedicherò non uno ma due capitoli, per il momento ho preferito metterlo nel limbo”.
Di sicuro, però, tornerà fuori la storia dei grillini del Fatto Quotidiano...
“E’ la dannazione che ci portiamo dietro. Purtroppo l’informazione italiana in generale sostiene che, a prescindere, devi dire che il M5S ha la rogna. Il Movimento 5 Stelle ha aspetti positivi e negativi. Purtroppo il semplice fatto di fare dei distinguo ti fa passare da grillino. Peraltro, avendo scritto un capitolo su Bersani, automaticamente sono diventato un bersaniano”.
Questo libro avrà una trasposizione teatrale?
“Me lo chiedono ma escludo un tour. Qualche data, magari, si può inventare”.
Nel libro torna la musica.
“Scrivomentre la ascolto. E’ una necessità fisico-genetica. In questo caso posso dire che è una colonna sonora interna al libro: Parri mi ha fatto venire in mente Fossati, Berlinguer i Pink Floyd di Wish you were here ”.
Shine on you crazy diamond a chi lo abbinerebbe?
“Dedicata a Syd Barrett, il diamante pazzo: alla sinistra italiana, direi, per la serie ‘dove cavolo sei’?”.
Chiudiamo con Antonio Caponnetto che lei lega in qualche modo alla sua Arezzo.
“Non poteva non esserci. Perché è una vergogna che si rischi di dimenticarlo, visto che ha guidato il Pool antimafia di Falcone e Borsellino. E fu Caponnetto a voler incontrare gli studenti ed entrare nelle scuole quasi pentito e comunque deciso a spiegare il perché di quella frase ‘E’ finito tutto, è finito tutto’ pronunciata in una intervista davanti al corpo senza vita di Borsellino e dopo averlo baciato sulla fronte. Una frase frutto del dolore e della disperazione del momento, ma che quel magistrato temeva potesse essere intesa come la resa dello Stato di fronte alla mafia”.
Tutto vero, ma lei Scanzi pare entrarci in qualche modo.
“Venne anche ad Arezzo al teatro Politeama che oggi non esiste più purtroppo, quando facevo l’ultimo anno del liceo Scientifico: era il 1993. E, come scrivo nel libro, è stato uno dei momenti più belli della mia vita”.
Perché?
“Ascoltare mentre parlava di Falcone e Borsellino è stata una grande emozione. E’ una delle persone più belle che abbia incontrato nella mia vita e, come scrivo nel libro, l’unica volta in cui ho fatto politica anche attiva fu per...colpa sua. Si candidò con La Rete e qualche battaglia politica la feci perché c’era lui.
Il capitolo che gli dedico è un modo per ricordare un gigante e dirgli grazie per quell’incontro”.

Riccardo Regi

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