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Coronavirus, studio sul plasma, il dottor Niglio ai guariti: "Donatelo subito, è ancora la nostra unica arma"

Antonella Lunetti
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Si chiama Tsunami, esattamente come ciò che, metaforicamente, in questi mesi ha colpito il pianeta intero con l'emergenza sanitaria. In realtà è l'acronimo di “TranSfUsion of coNvaleScent plAsma for the treatment of severe pneuMonIa due to SARS.CoV2”, lo studio nazionale comparativo randomizzato per valutare l'efficacia e il ruolo del plasma ottenuto da pazienti convalescenti dal virus, per la cura del Covid-19. Attivato su indicazione del Ministero della Salute, e promosso dall'Istituto Superiore di Sanità e dall'Aifa, l'Agenzia italiana del Farmaco, vede al momento coinvolti 56 centri, distribuiti in 12 regioni. Tra questi, anche il gruppo di lavoro organizzato all'interno dell'Area Vasta della Asl Toscana Sud Est. A coordinarlo è il dottor Fabrizio Niglio, che dirige la Medicina Trasfusionale a Grosseto. La strategia terapeutica con il plasma pare essere la via principale per trattare i pazienti ricoverati negli ospedali, dunque quelli con sintomatologia più grave che ne aumenta i rischi, ma anche quelli che, stando all'interno di un reparto, possono essere più facilmente seguiti nel corso della terapia. Ma cosa è il trattamento con il plasma e cosa può fare chi, guarito dal virus, ha in mano la possibilità di salvare la vita di almeno un'altra persona? Il plasma è la parte liquida del sangue, contiene e veicola anticorpi e immunoglobuline. “Se un individuo incontra il virus - spiega il dottor Fabrizio Niglio - sviluppa immunoglobuline IgM (di prima difesa) e IgG (difesa secondaria e “memoria”). E' ciò che andiamo a cercare nei pazienti guariti dal Covid. Perché ci siamo decisi ora? La terapia con il plasma esisteva già ai tempi della ‘Spagnola', ed anche di Sars ed Ebola. Ma per usarla ora avevamo bisogno di guariti dal Coronavirus, e guariti, in via precauzionale, da almeno 14 giorni (il tempo massimo stimato per l'incubazione del virus) a partire dal secondo tampone negativo. Ad oggi, in attesa del vaccino, il plasma si sta dimostrando l'unica arma in nostro possesso per curare i malati ricoverati. Da una donazione di un convalescente, che mediamente è di 600 cc di plasma, riusciamo a curare un malato, con due infusioni da 250 cc somministrate a distanza di una settimana (a volte ne occorre una terza). Un trattamento che non dà particolari effetti collaterali, che comunque sono rari (brivido/febbre)”. Se l'efficacia del trattamento terapeutico con il plasma ha già il suo riscontro nella cura dei pazienti Covid, ci sono tanti aspetti ancora da chiarire. Ad esempio se il plasma donato da pazienti asintomatici o paucisintomatici (sintomi lievi) sia comunque efficace per trattare i malati di Coronavirus. “Difficile definire se un asintomatico ha meno anticorpi perché ha meno carica virale, oppure - spiega il dottor Niglio - se ha anticorpi più intensi e potenti e per questo la malattia è rimasta contenuta. Noi, per scoprire comunque l'efficacia del plasma, una volta prelevato da un donatore lo sottoponiamo a test. Il plasma, in una camera di protezione 4 (altissimo livello) viene messo a contatto con il virus, per valutare la sua efficacia reale. Si ricerca la proteina Spike (quella che usa il virus per legarsi alla cellula) e cerchiamo la immunoglobulina che è in grado di inattivare il virus, non tutte le immunoglobuline riescono a farlo. Valutiamo così quanto quel plasma sia in grado di ‘neutralizzare' il virus. Potrebbe darsi, ad esempio, che non sia affatto utilizzabile. Il meccanismo del plasma, del resto, non è una cura vera e propria, quanto un sistema per dare a un organismo malato le armi che non ha, ma che gli sviluppiamo, per cominciare a difendersi”. Armi che diventano appunto fondamentali da avere pronte, anche nel caso in cui la Fase 2, con la ripartenza, ma anche una eventuale seconda ondata del virus in autunno, possano innescare un nuovo aumento dei contagi e dei casi. “Non sappiamo cosa succederà con questa riapertura e nemmeno cosa ci aspetta in ottobre. Ma sappiamo - riprende il dottor Niglio - che se non uscirà un vaccino quella del plasma sarà l'unica arma a nostra disposizione. Per questo, se la situazione dovesse peggiorare, non dobbiamo farci trovare impreparati”. L'appello così è a tutti i pazienti guariti dal Covid. “Rivolgetevi ai centri trasfusionali. Donare plasma è come donare sangue, si seguono gli stessi criteri. Quindi, sì a persone di almeno 18 anni e non più di 60 (65 se si è già donatori), sì solo se si pesa più di 50 kg”, solo per citare alcune indicazioni. Anche perché, non diventa fondamentale soltanto creare una sorta di “cassaforte” con scorte di plasma per trattare anche più avanti pazienti affetti da Coronavirus, ma ricordarsi che ci sono altre patologie che regolarmente vengono trattate con tale sistema (trapiantati, ustionati, grandi emorragie...), rendendo quindi indispensabile il gesto di umanità di chi si mette a disposizione donando plasma come si fa con il sangue. “Il plasma, congelato rapidissimamente a -80°, può essere conservato anche per un anno. Il consiglio e l'appello - afferma Niglio - ai pazienti guariti, è comunque di ‘correre' a donare plasma prima possibile. Le immunoglobuline che si sono sviluppate rimangono lì a vita? Non lo sappiamo ancora. Per questo chiediamo di donarlo subito. Con questo Studio ne scopriremo di più, ecco perché eseguiamo test sul plasma, ci servono anche a capire se la potenza degli anticorpi resta anche dopo mesi”. Da qui anche le risposte se effettivamente l'immunità al Covid resterà per tutta la vita. Intanto, nella Asl Toscana Sud Est già circa 50 pazienti guariti si sono autocandidati per donare plasma. “Altri hanno chiamato chiedendo di poter partecipare a questo Studio, abbiamo avuto molte richieste - riferisce Niglio - e altri pazienti li chiameremo noi. Invitiamo però tutti a collaborare”. Al momento, nell'Area Sud Est non c'è plasma utilizzabile, ma si tratta di giorni. La banca dati che si sta elaborando poi a livello nazionale potrà permettere lo scambio di sacche, come da esigenze dei reparti: perché, come il sangue, anche il plasma può essere ricevuto solo da un donatore dello stesso gruppo sanguigno. Con la differenza che il Gruppo “universale” per il plasma non è lo 0 (zero) come per il sangue, ma l'AB.