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Impiegati uccisi dall'argonDissequestrato l'impianto

Luca Serafini
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Dissequestrato dai vigili del fuoco di Arezzo l'impianto anti incendio che il 20 settembre 2018 ha ucciso, per una fuoriuscita di argon, i due impiegati dell'Archivio di Stato. Per la procura che indaga, quindici gli indagati per omicidio colposo, sono cessate le esigenze peritali. Si attende la consegna della relazione degli esperti incaricati dal pm Laura Taddei per spiegare cosa non funzionò e perché. Quella mattina i dipendenti Piero Bruni e Filippo Bagni, scesero le scale del palazzo di Piazza del Commissario, in cima a Corso Italia, per una verifica in quanto era scattato l'allarme. Pur in assenza di fiamme, l'impianto aveva rilasciato quantità di argon tali da ucciderli senza che potessero arretrare. L'argon toglie l'ossigeno e uccide. L'inchiesta si concentra sul malfunzionamento del dispositivo e ne ha ricostruito tutta la storia, dall'inizio alla manutenzione degli ultimi tempi. Verifiche anche sulla corretta formazione dei dipendenti del Ministero dei Beni Culturali in servizio nell'Archivio, rispetto alle manovre di emergenza. Con il dissequestro, l'impianto potrà essere riattivato, dopo le autorizzazioni necessarie, allo svolgimento della sua funzione. Dal giorno della tragedia le bombole di argon sono vuote e i successivi allarmi, scattati in modo anomalo anche dopo il 20 settembre, non costituivano pericolo. Ora, a dieci mesi dalla morte dei due impiegati, imminente un passo verso la verità. Per capire cosa accadde, di chi le responsabilità, e perché tragedie assurde del genere non si ripetano. ARTICOLO SUL CORRIERE DI AREZZO IN EDICOLA E ON LINE DEL 13 LUGLIO