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Maria uccisa tra le 24 e le 3Le indagini, il marito, i clienti

Luca Serafini
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La brasiliana Maria Venancio de Sousa è stata uccisa nella casa di via Andrea Della Robbia, ad Arezzo, nella notte tra domenica 25 e lunedì 26 agosto, in un orario compreso tra la mezzanotte e le 3. Fatali i ripetuti colpi inferti dall'assassino alla testa della donna (con un oggetto non individuato) e che - ha stabilito l'autopsia - hanno provocato lesioni interne gravissime. Concausa del decesso è poi l'asfissia, provocata con la corda stretta al collo e legata alla sponda del letto dove la sessantenne è stata trovata cadavere alle 18.30 del lunedì.  L'esame autoptico eseguito all'ospedale del Valdarno (obitorio di Arezzo in questo periodo non funzionante) ha dunque offerto agli inquirenti (pm Chiara Pistolesi e squadra mobile della Questura) preziosi riferimenti. Poco o nulla trapela sull'accertamento effettuato dal professor Mario Gabbrielli, volto anche a stabilire se prima dell'omicidio la donna - che indossava solo un top maculato - ha avuto un rapporto sessuale, se si è difesa, se l'assassino ha lasciato su di lei il proprio dna. L'orario della morte, intanto, colloca ancora in città e non al mare il marito di Maria Aparecida Venancio de Sousa. L'uomo, 59 anni, campano, risulta essere partito la mattina di lunedì con un pullman diretto a Grosseto, insieme ad una amica. E' stato lui il pomeriggio a innescare le ricerche della moglie, dalla quale era separato ma con cui era rimasto legato, segnalando ai vicini di casa che non rispondeva al telefono. Poi l'arrivo di vigili del fuoco, 118 e polizia con la scoperta del delitto. L'alibi del marito esce indebolito dall'esame di medicina legale. L'uomo, una volta informato che Maria era morta, lunedì è poi risalito nel pullman e si è precipitato ad Arezzo. Non ci sono persone indagate, anche se la polizia svolge pressanti controlli su tutta la rete di frequentazioni della vittima, tra conoscenze più o meno occasionali, clienti e no. Prese a sommarie informazione diverse persone. In corso gli esami dei laboratori di polizia scientifica su tracce ematiche e reperti biologici. Riscontri sul cellulare della donna, trovato nel monolocale. Tra le ipotesi al vaglio, quella di un cliente che si è trasformato in assassino. E quella di una esecuzione maturata nel mondo della prostituzione. Nelle ore prima dell'uccisione, Maria sarebbe stata a mangiare in un ristorante. Poi il ritorno nell'appartamento usato per gli incontri. A proposito del rapporto con il marito, emerge che la coppia si era conosciuta quando Maria era arrivata in Italia da turista. Si erano sposati e vivevano inizialmente in zona Fiorentina. Poi si erano divisi, ognuno per la sua strada, ma i due erano rimasti in ottimi rapporti tanto che l'uomo era per lei un "punto di riferimento" e con lui si confidava. Si aiutavano reciprocamente. ARTICOLI SUL CORRIERE DI AREZZO IN EDICOLA E ON LINE DEL 29 AGOSTO