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Orafi versano acidi nelle fogne: indagano i carabinieri del Noe

Luca Serafini
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Orafi sversano acidi nelle fogne e restano impuniti. Livelli di rame, zinco e alluminio sopra il consentito, nelle acque in entrata al depuratore di Ponte a Chiani abilitato per usi civili e non industriali. Anomalie gravi, emerse fin dal 2017 e che pare si ripetano nel tempo, sono al centro di una difficile inchiesta penale diretta dal pubblico ministero Marco Dioni e svolta sul campo dai Carabinieri del nucleo specializzato Noe. Gli irresponsabili autori degli scarichi fuorilegge - che non sarebbero affatto episodi isolati, bensì reiterate cattive abitudini da parte di imprenditori con pochi scrupoli - non sono stati ancora identificati. I carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Firenze, hanno svolto congiuntamente al dipartimento aretino dell'Arpat, meticolosi accertamenti sugli sversamenti irregolari che fanno confluire residui della lavorazione dei metalli nel depuratore di Ponte a Chiani, ma la relazione restituita ieri alla procura della repubblica al momento non indica quali aziende abbiano provocato le significative alterazioni. E' stata la società Nuove Acque a presentare denuncia ai carabinieri di Arezzo in base ai rilevamenti “istantanei” effettuati nella fase di afflusso delle acque all'impianto. Nello specifico, ad allarmare furono i valori di rame, il cui soglia massima è di 0,1 milligrammi a litro, e che invece è risultata presente con una concentrazione di 3,527 milligrammi a litro. Per l'alluminio 3 milligrammi rilevati nel campione, contro la soglia di sforamento di un milligrammo a litro. Per quanto riguarda lo zinco, poi, non ci dovrebbe proprio essere e invece nel campione prelevato era presente con un dato consistente: 2,116 milligrammi al litro. Va detto che si tratta di prelievi fatti prima del trattamento delle acque e di situazione comunque non tale da configurare rischi immediati di inquinamento e dissesto al Canale Maestro della Chiana. Tuttavia il fenomeno è rilevante e indicativo di una situazione di anarchia che prospera nel distretto orafo aretino, dove le singole aziende dovrebbero provvedere in proprio al trattamento dei reflui di scarto. Invece i furbetti non mancano e sversano in momenti in cui sono sicuri di farla franca. Sotto osservazione le imprese del settore preziosi che gravitano nelle zone industriali sia sul lato di Arezzo e della sua periferia, che quelle sul versante del comune di Civitella in Val di Chiana. La criticità della situazione è nota da anni, La relazione degli inquirenti ambientali suggerisce alla procura di Arezzo l'eventuale conferimento di un incarico ad un esperto, per verificare se il depuratore di Ponte a Chiani, benché abilitato per le utenze e gli scarichi civili, sia in grado di tollerare l'attuale carico. Per scongiurare alla radice il “fisiologico” scarico di acidi nel Canale Maestro della Chiana, altra soluzione sarebbe quella di realizzare a carico delle imprese un unico depuratore per reflui industriali a loro esclusivo servizio. Ma questa è una scelta politica, amministrativa e imprenditoriale che esula dalle competenze di procura e inquirenti