Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Omicidio, Ferrini inguaiato anche da InternetIl collega: "Onesto, gran lavoratore, pacifico"

Luca Serafini
  • a
  • a
  • a

Federico Ferrini, l'uomo finito in carcere ad Arezzo con l'accusa di essere l'assassino di Maria Aparecida Venancio de Sousa, è stato inguaiato anche dagli accessi a internet. Per localizzarlo sul luogo del delitto, determinanti le connessioni al web con il cellulare, le cui tracce sono rimaste sui tabulati. Non solo le telefonate infatti sono tracciabili, anche le attività in rete possono essere lette, in base alle celle, collocando il telefonino in una precisa zona. E nella ricostruzione della squadra mobile, il 37enne imprenditore agricolo di Pratovecchio-Stia, domenica sera 25 agosto si appostò in via Della Robbia fin dalle 21 in attesa del momento propizio per entrare nel monolocale. Questo fu possibile solo alle 3.30. La brasiliana era stata a cena fuori, allo Chez Vous di Olmo, con un amico, un 38enne aretino e con lui ha trascorso a casa il resto della serata e della notte. Poi, quando Maria è rimasta sola, Ferrini sarebbe entrato, portandosi dietro la sbarra di ferro (descritta come un piede di porco o un grosso scalpello): pensava di doverla usare per aprire la porta qualora lei si fosse rifiutata. Invece aprì. Il racconto di quanto avvenuto nella casa di Maria è stato fatto da Federico Ferrini con dichiarazioni rese alla polizia giudiziaria e non al pm, con l'avvocato accanto. Quindi non hanno valore di confessione. Ma in base a quanto ammesso, Ferrini pretendeva un chiarimento perché si sentiva ricattato dalla donna con la quale si conosceva dal 2017 ed aveva avuto una relazione. Ora stava con un'altra ma lei, che avrebbe voluto proseguire il rapporto, avrebbe chiesto soldi, 200 mila euro, in cambio del silenzio: altrimenti avrebbe detto alla fidanzata e ai familiari che andava con le prostitute. Ci sarebbe stato un violento litigio, con oggetti scagliati. Poi la sbarra usata come arma, i tre colpi in tesa. La corda legata al collo e al letto. Quindi, dodici giorni in cui l'uomo ha tentato di mimetizzarsi nella sua vita normale, fatta di duro lavoro tra l'azienda agricola di famiglia, a Collina di Pratovecchio Stia, la produzione di salumi e insaccati, il commercio nei mercati. "E' la persona più onesta e buona del mondo", dice un collega a nome di molti altri. "Grande lavoratore, mai andato in ferie in vita sua. Corretto e pacifico. Ci ho lavorato a fianco dodici anni, io a vendere il formaggio lui i prodotti del Casentino e posso testimoniare delle sue qualità". Incredulità, stupore. Oggi, domenica 8 settembre, Federico Ferrini con la sua attività ambulante "Il paradiso della ciccia" sarebbe stato ad un evento in provincia, mentre stava preparando le porchette per la fiera del Mestolo di Arezzo che inizia lunedì 9 settembre. Poi la situazione per lui è precipitata. La squadra mobile lo ha convocato in questura, venerdì scorso, e messo davanti agli elementi a suo carico, è crollato, dice il dirigente Francesco Morselli. E il pm Chiara Pistolesi ha firmato il decreto di fermo di indiziato. L'avvocato difensore Gionata Giannini domani, lunedì, sarà accanto a Ferrini nell'udienza di convalida in programma alle 9.30 al tribunale di Arezzo davanti al giudice Fabio Lombardo. Probabile che si avvalga della facoltà di non rispondere. ARTICOLI SUL CORRIERE DI AREZZO IN EDICOLA E ON LINE DELL'8 SETTEMBRE