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Omicidio, telecamere antifurto decisive

Luca Serafini
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Telecamere decisive per risolvere l'omicidio di Maria Aparecida Venancio de Sousa, ad Arezzo. La Questura ha diffuso alcune immagini che ritraggono Federico Ferrini, l'uomo arrestato per il delitto, che poi ha confessato, prima e dopo aver ucciso la sessantenne brasiliana. Da quelle riprese e da altre la squadra mobile ha estratto fotogrammi preziosi per risalire all'identità dell'omicida. Sono telecamere piazzate fuori da abitazioni, con lo scopo di dissuadere i ladri e di fornire elementi utili in caso di furti. Forme di difesa da parte dei cittadini per contrastare ondate di azioni predatorie. In particolare i dispositivi posizionati fuori da una villa sul lato opposto della casa dove viveva la vittima, hanno rivestito un ruolo importantissimo nelle indagini. La squadra mobile si è avvalsa dei contenuti delle telecamere, installate dalla ditta Centro Sicurezza di Arezzo, ricavando il "girato" relativo alla notte tra domenica 25 e lunedì 26 agosto. La donna era stata trovata cadavere il 26, alle 18.30. Non è stato un lavoro facile, anzi. Anche perché, come ha spiegato il capo della squadra mobile Francesco Morselli, il palazzo teatro del crimine ospita numerose donne che ricevono uomini per appuntamenti erotici. Immaginabile quindi il via vai. Eppure è stato possibile concentrate le attenzioni sull'uomo che si è appostato fin dopo le 21 in via Andrea Della Robbia, aggirandosi sotto la casa di Maria. All'alba, poi, si è allontanato. Dalle riprese la polizia ha pure ricavato elementi come i vestiti indossati (compreso un berretto ritrovato a casa dell'imprenditore agricolo di Pratovecchio), l'oggetto che teneva in mano (un lungo scalpello o piede di porco, poi gettato), l'auto parcheggiata (una Renault Scenic vecchio tipo). I fotogrammi uniti ai tabulati telefonici hanno schiacciato alle sue responsabilità il Ferrini, prima ancora che siano tornati i risultati delle comparazioni sulle tracce biologiche in corso nei laboratori di genetica. Dopo la convalida del fermo da parte del giudice Fabio Lombardo, il caso appare sostanzialmente chiuso sotto il profilo investigativo. Ora si va verso un percorso processuale con linea difensiva che Ferrini sceglierà con l'avvocato Gionata Giannini. Resa piena confessione, deve rispondere al momento di omicidio volontario senza l'aggravante della premeditazione. Nonostante il lungo appostamento e l'ingresso in casa di Maria con l'arnese. Confermata da Ferrini la sua difficoltà di fronte a quello che, ha spiegato, sentiva come un ricatto da parte della brasiliana, con cui aveva avuto una relazione sentimentale dopo averla conosciuta da cliente. Soldi in cambio del silenzio, altrimenti avrebbe rivelato dei loro incontri e delle sue inclinazioni. Cosa per lui dannosa che poteva sciupare la sua immagine. Del resto tutti quanti lo conoscevano, a partire dai colleghi, sono increduli e ne parlano come di un uomo tutto dedito al lavoro, corretto e mite. La salma di Maria è ancora all'obitorio dell'ospedale San Donato in attesa che il pm Chiara Pistolesi conceda il nulla osta per i funerali.