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Impiegati morti all'Archivio di StatoLe vedove: "Un anno senza verità"

Luca Serafini
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Impiegati morti sul lavoro, asfissiati dall'argon uscito dall'impianto anti incendio dell'Archivio di Stato di Arezzo, si avvicina il primo triste anniversario: il 20 settembre. "A distanza di un anno non aspettiamo ancora la verità", dicono al Corriere, perplesse e in ansia, le vedove di Filippo Bagni e Piero Bruni, le signore Anna e Monica. Ancora, a causa delle proroghe concesse agli esperti dalla procura, non è stata consegnata al pm Laura Taddei la relazione della super consulenza. "Chiediamo verità e giustizia per i nostri figli e nel rispetto dei nostri mariti, morti in modo così assurdo, per svolgere il loro dovere a tutela dei colleghi, del pubblico e del patrimonio culturale." I due scesero le scale del palazzo per verificare cosa fosse successo nel vano dove è alloggiato l'impianto che dovrebbe attivarsi solo in caso di incendio, propagando il gas che toglie ossigeno e spegne le fiamme. Invece l'argon, in quantità massiccia, li asfissiò. Oltre al malfunzionamento dell'impianto, con esito tragico, pare che i dipendenti non fossero al corrente della pericolosità del gas invisibile e inodore. "Tragedie così non si devono ripetere", dicono le vedove che con dignità e forza affrontano il dolore. Ma chiedono chiarezza e che vengano perseguire le responsabilità. Quindici gli indagati tra dirigenti, tecnici, addetti a manutenzione, progettisti e operatori della formazione e sicurezza. Intanto per il 20 settembre previste celebrazioni religiose (Messa in duomo), apertura dei musei statali e l'intitolazione a Bagni e Bruni della Sala studio dell'Archivio di Stato. ARTICOLO SUL CORRIERE DI AREZZO IN EDICOLA E ON LINE DEL 13 SETTEMBRE