Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Cantarelli, niente ripresa produttiva

Lo stabilimento di Terontola

Luca Serafini
  • a
  • a
  • a

Non c'è ripresa produttiva per Cantarelli. Da un anno è in mano ai bulgari, prima in affitto poi acquisita a titolo definitivo dal fallimento. Ma l'azienda è operativamente al palo e a quanto risulta, in vista non ci sono piani di rilancio. Macchinari inutilizzati, catena mai riattivata, stabilimento inoperoso. Tutto fermo, o quasi. A parte certi eventi internazionali, l'ultimo in Romania, con capi d'abbigliamento marchiati Cantarelli posti davanti a flash e telecamere con video che girano sui social: ma sono prodotti che escono dallo stabilimento di Richmart a Ruse, in Bulgaria. Un tempo marchio eccellente del made in Italy e luogo di lavoro per centinaia di operaie e addetti, la fabbrica Cantarelli di Terontola (Rigutino, sede storica,  è stata chiusa ancor prima) rimane uno scatolone vuoto lungo la strada regionale 71. Pare ci sia una offerta di acquisto per l'immobile, da parte di un operatore del Cortonese. Ma il sogno di rivedere operaie in divisa celeste anche in un piccolo laboratorio, pare destinato a rimanere tale. Con il 2020 che vedrà esaurirsi per molti ex dipendenti l'ammortizzatore sociale della Naspi. Parlare di Cantarelli, significa rimettere il dito nella piaga di una profonda ferita occupazionale, produttiva e sociale del territorio. Oltre duecento le persone tra provincia di Arezzo e di Perugia rimaste senza occupazione con il fallimento del 16 maggio 2018, l'atto finale di una discesa agli inferi senza freni. Al di là degli errori della proprietà, la vicenda ha messo in evidenza l'incapacità di Ministero dello Sviluppo Economico, istituzioni locali e sindacato di salvare anche una unità produttiva di dimensioni ridotte, con posti di lavoro e marchio ancorato al territorio, di cui era espressione. Il 2019 si conclude invece con la clessidra della Naspi che corre: a primavera del prossimo anno molti ex Cantarelli avranno esaurito i due anni di copertura dell'ammortizzatore sociale. Chi è riuscito a trovare una nuova collocazione a tempo determinato, ha potuto fermare le lancette della Naspi. Altri sono riusciti a trovare nuovo impiego a tempo indeterminato, in certi casi nello stesso settore delle confezioni. Tre ex dipendenti sono stati assunti da Toc (Tuscan Fashion Academy), l'azienda di Irina Yordanova, moglie di Martin, imprenditore bulgaro titolare di Richmart. Queste assunzioni erano imposte dalla procedura di acquisto dall'asta. Da quanto emerge, a fronte di pagamenti regolari e di un impegno nella scelta dei tessuti e nella promozione, non risulta che ci sia una attività di produzione di capi in loco e quindi una commercializzazione. Tutto fa capo alla Bulgaria. Su Terontola zero. Su quanto potrà durare, il dubbio viene. Eppure la volontà dei bulgari è stata forte nel prendere Cantarelli. Dal tessuto produttivo aretino, nessuno ha mosso un dito. La Toc di Irina Yordanova, con a fianco Richmart, dapprima ha preso in affitto l'azienda con oltre 600 mila euro per il magazzino e 12 mila mensili, poi ha messo sul piatto la somma (sembra 1,7 milioni) per l'aggiudicazione definitiva. A fronte di tutto questo, nulla si muove. Forse i bulgari hanno bisogno di tempo. Vedremo. Pare ci sia in prospettiva un investimento sul “su misura”, ancora da verificare. Di fatto, un anno dopo il loro arrivo a Terontola, non ci sono segni di attività. Né in modo diretto con una piccola catena di operaie, né attraverso laboratori del territorio. Quel capospalla di elevata qualità sartoriale che era vanto della terra aretina, è sempre più un lontano ricordo.