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"Sarri prima di Sarri": l'incredibile scalata dell'allenatore juventino

Luca Serafini
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“Sarri prima di Sarri” è un libro-documento sulla nascita del Sarrismo. Un viaggio alle origini dell'allenatore che la Juventus ha scelto per la missione Champions. Dalla polvere dei campi di provincia agli altari del calcio europeo. La giornalista Francesca Muzzi da un lato ha attinto alla sua ricca esperienza di redattrice del Corriere di Arezzo, dall'altro ha investigato in quei borghi tra Valdarno, Casentino e Valdichiana che videro in azione il primo mister Maurizio Sarri. Testimonianze, aneddoti, segreti. Anche foto inedite. Pagine che scorrono via lisce come il pallone sull'erba bagnata. Si respira l'ossigeno del terreno di gioco, ma anche il fumo delle sigarette di Sarri. Tante. Così tante che un giorno nella macchina dell'allora tecnico della Sansovino pendolare con Figline, giacevano 185 pacchetti vuoti. Li contò Nario Cardini, direttore generale di quella squadra dei miracoli che vinse Coppa Italia e spareggi per la C1. Come guidato da un sesto senso, Cardini era andato ad ingaggiare il bancario Sarri direttamente nella filiale di Arezzo dove lavorava. L'esperienza arancioblé nel paese della porchetta fu per Sarri lo spartiacque tra panchina come hobby e professione. “Nario, che faccio?”, chiese un giorno Sarri a Cardini prima di lasciare il lavoro da impiegato. Simbiosi perfetta, quella tra Sarri e Cardini, incrinata poi dal “tradimento” quando l'allenatore lasciò Monte San Savino per la Sangiovannese. Giustamente ambizioso, Sarri guardava oltre. Uno come lui, del resto, tra i dilettanti era già un marziano per dedizione e metodi. Studio maniacale dell'avversario e rifinitura del sabato mattina le innovazioni più evidenti. Francesca Muzzi ci porta là dove tutto ebbe inizio, a Stia, quando l'ex difensore della Castelnuovese nel 1990 smise i panni di difensore per quelli di allenatore. Cinque anni prima che Pieraccioni girasse a Stia il Ciclone, iniziava a spirare un vento nuovo. “Sarri prima di Sarri. Storie e segreti di un'incredibile carriera”, Ultra sport, 95 pagine (con prefazione di Renzo Ulivieri) ci porta sulle tribune degli stadi di provincia di quegli anni Novanta e poi Duemila in mezzo a tifosi esigenti e festanti che ruminano semi salati. Ci accompagna nei bar dove il lunedì si stropicciano i fogli del giornale e si commentano le partite, tra critiche, sfottò e l'immancabile “moccolo” toscano. Ci mostra il lato inflessibile di Sarri, duro con quelli che osano mettere scarpe colorate, ma anche quello comprensivo, quando convince a rientrare in campo il giocatore sconsolato per aver sbagliato il rigore. Francesca Muzzi ci fa entrare negli spogliatoi dove sospesi nel vapore delle docce galleggiavano gli schemi tattici sarriani oggi celebri. “Un grande motivatore”, “Ti faceva innamorare del pallone”, ricordano i suoi giocatori di allora. E poi le scaramanzie. A Tegoleto, ad esempio, il rito era quello di urtare la macchina di un calciatore dopo che la prima volta aveva portato bene: la squadra aveva vinto 1 a 0. I vestiti rigorosamente neri, la sosta a cogliere spighe durante le trasferte, il sale sparso sul terreno di gioco, le camere d'albergo col 3 finale da evitare. Superstizioni e concretezza convivono, mentre Sarri scala un po' alla volta la piramide del calcio. La stagione 2006 / 2007 è profetica: chiamato da Piero Mancini alla guida dell'Arezzo, subentra ad Antonio Conte esonerato per gli scarsi risultati a fronte di una partenza a handicap (meno sei punti per l'ingiusta penalizzazione di Calciopoli). Il direttore Eramanno Pieroni convoca Sarri all'Hotel Apogeo, uscita Valdichiana dell'A1 che  in quel periodo è il suo ufficio distaccato. L'Arezzo di Sarri in B compie imprese sfolgoranti in un percorso che resta insufficiente: al Delle Alpi l'Arezzo impone il 2 a 2 alla Juventus e Sarri esclama: “L'abbiamo fatta grossa…”. Altro pari di prestigio al San Paolo che dieci anni dopo diventerà casa sua. Mentre nel ritorno di Coppa Italia il Milan viene perfino battuto al Comunale: 1 a 0 con tanto di elogio a Floro Flores per il gol: “Hai messo Costacurta col culo a terra”. Ma la classifica è anemica e Sarri, che non aveva firmato il contratto con il prolungamento dell'ingaggio, salta. Torna Conte, gli amaranto sfoderano un finale sprint ma niente salvezza, complice la Juve che all'ultima si fa battere dallo Spezia vanificando la rincorsa del Cavallino. Sarri, Conte, la Juventus: intrecci di ieri, sfide di oggi. Il pallone continua a rotolare e chissà che traiettorie prenderà. Questo è il racconto di una storia che va avanti e sfida il tempo. Come le amicizie, quelle vere. Ad esempio l'amicizia tra Maurizio Sarri e Loris Beoni. Compagni nella Castelnuovese anni Ottanta, poi Beoni che ne diventa mister e Sarri suo capitano. Quindi, le imprese di entrambi come tecnici della Sansovino e nelle panchine dei dilettanti. Competizione e stima. Uno solo è diventato allenatore di serie A (con l'Empoli, il super Napoli, la Juventus, passando dalla Lega Pro anche con il Perugia) ed è arrivato a vincere l'Europa League (con il Chelsea). Ed è nata la parola Sarrismo mentre non nascerà mai il Beonismo. Eppure Maurizio e Loris si sono nutriti di una comune filosofia di calcio: hanno collaborato e collaborano. Il domani è da scrivere, da giocare. Nel libro di Francesca Muzzi c'è il passato che non è muffa, sa di presente e contiene già il seme del futuro.