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Arezzo, morta in ospedale: spunta testimone in difesa dei medici

Cinzia Patricolo, la paziente morta

Luca Serafini
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Morta in ospedale ad Arezzo dopo 16 ore di sofferenze, si conoscerà il 14 gennaio la decisione del giudice Piergiorgio Ponticelli sui due medici accusati di omicidio colposo. E spunta un testimone, un terzo medico, indicato dalla difesa per smontare l'accusa che ipotizza la "colpa medica" consistita in "omissioni, negligenze e imperizie". Secondo la procura i medici vanno processati perché la diagnosi sulla paziente, Cinzia Patricolo, fu errata, non era pancreatite, ma una occlusione intestinale, e pertanto andava avviata rapidamente verso la sala operatoria anziché somministrarle antidolorifici. Nel capo di imputazione si contesta ai medici di non aver approfondito la valutazione del caso con un chirurgo. La visita, invece, ci sarebbe stata. I due dottori del pronto soccorso del San Donato di Arezzo respingono l'accusa e i loro difensori ieri nell'udienza preliminare hanno chiesto il non luogo a procedere portando nella discussione una serie di elementi. E non è vero, secondo la difesa dei medici, che quel 2 febbraio 2017 non venne coinvolto il chirurgo. Anzi, il medico è stato individuato ed è pronto a testimoniare sulla visita che effettuò. La sua partecipazione alla vicenda pare non sia emersa sulle carte dell'inchiesta. Secondo gli avvocati Piero Melani Graverini e Luca Fanfani, che assistono i dottori del pronto soccorso, il reato di omicidio colposo non è ascrivibile agli indagati e la morte della 47enne non poteva essere scongiurata. Di opposto senso le conclusioni dell'inchiesta svolta dal pm Laura Taddei (ieri in aula c'era il dottor Roberto Rossi), con gli accertamenti medico legali sul caso di Cinzia Patricolo che sono già al centro di una causa civile aperta il 5 dicembre contro l'Asl e i due dottori. Prossima udienza del processo civile davanti al giudice Carmela Labella a settembre 2020. Sarà affidata una consulenza tecnica e la causa potrebbe non concludersi prima del 2021. Ieri, martedì 17 dicembre 2019, all'udienza penale erano presenti sia i medici che i genitori della 47enne, assistiti dall'avvocato Donata Pasquini. La donna - che nel 2011 aveva sostenuto un intervento di riduzione - arrivò al pronto soccorso alle 9.11 dopo una notte di disturbi. Presentava dolori addominali, vomito e diarrea. Fu presa in carico dai medici del primo e del secondo turno: U.L., 54 anni di Arezzo e A.M., 35 anni, residente nel Senese. In serata il peggioramento, l'arresto cardiaco, i tentativi di salvarla con l'intervento chirurgico. Tutto vano. Ora spetta al gup Ponticelli stabilire se la vicenda merita di essere sviscerata in un processo penale, oppure se quando Cinzia varcò la soglia del pronto soccorso di Arezzo la sua sorte era stata segnata e nulla avrebbe potuto impedire l'esito tragico dopo quelle sedici ore di dolori e cure purtroppo inutili.