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Arezzo, ipotesi Aruba per la nuova vita dell'ex palazzo Eutelia

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Luca Serafini
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La bandiera di Aruba sul palazzo ex Eutelia. Ci sarebbe proprio il colosso dell'IT dietro all'offerta di acquisto per l'edificio di via Calamandrei ad Arezzo sfociata nella aggiudicazione. I liquidatori giudiziali Alessandro Ghiori e Barbara Rossi, commercialista e avvocato, non confermano né smentiscono perché l'atto di compravendita davanti al notaio deve essere perfezionato. Ma i rumors sono forti e portano tutti nella direzione di Aruba spa, che a sua volta mantiene stretto riserbo. L'offerta da 3,3 milioni, con anticipo già versato del dieci per cento, non proviene però dalla società leader dell'IT (information technology), bensì da una società immobiliare. Che, stando a quanto emerge, sarebbe collegata ad Aruba. La notizia circola negli ambienti economici della città con insistenza. Se confermata, l'operazione darà ulteriore radicamento su Arezzo al colosso nato nel 1994 a Soci, in Casentino, e che con una escalation impressionante è arrivato a numeri da capogiro. E' la prima società in Italia per i servizi di data center, cloud, web hosting, e-mail, PEC e registrazione domini e possiede una grande esperienza nella realizzazione e gestione di data center: 3 già attivi in Italia e uno in arrivo entro il 2020, più un altro in Repubblica Ceca, con ulteriori strutture partner in Europa. La società di cui Stefano Cecconi è amministratore delegato gestisce 2,6 milioni di domini, più di 8,6 milioni di caselle e-mail, 6 milioni di caselle PEC, oltre 130.000 server e un totale di 5 milioni di clienti. Fornisce un'ampia gamma di servizi e nel 2014 è diventata Registro ufficiale della prestigiosa estensione “.cloud”. Opera su Arezzo in via Gobetti con uno dei suoi centri. L'edificio di via Calamandrei, può risultare funzionale a nuovi progetti. Per conformazione e assetto logistico interno, appare funzionale a grossi gruppi che operano nelle tlc. La valutazione iniziale era doppia rispetto a quella di aggiudicazione. Ma l'arrivo dell'offerta a fine 2019 ha colto di sorpresa gli stessi liquidatori, che non avevano avuto alcuna avvisaglia. La proposta è giunta per via telematica ed è stata validata nel percorso della procedura, seguito dal giudice Michela Grillo. Rispetto ai 3,3 milioni messi sul piatto con tanto di anticipo, nei dieci giorni concessi per i rilanci nessuno si è fatto avanti. Dalla fine di dicembre sono scattati i 120 giorni entro i quali si può arrivare a mettere nero su bianco l'acquisizione. L'edificio fa parte dei beni di Finanziaria Italiana, società della famiglia Landi, in concordato preventivo. Dalla vendita del palazzo, dei terreni Olivetti a Milano e di una lussuosa casa di Arezzo, si cercano risorse per i creditori. CLOUDITALIA Resta da definire il futuro dei settanta lavoratori di Clouditalia Irideos che operano nel palazzo di via Calamandrei. Ieri si è tenuto un incontro con i liquidatori giudiziali per fare il punto sui termini giuridici della procedura. La situazione è fluida. Di certo c'è che il contratto di affitto di Clouditalia scade a fine aprile. Il canone annuo era di 250 mila euro. L'azienda ha ritenuto di non dover investire sull'immobile. Se ci sarà un dialogo con la nuova proprietà per raggiungere un'intesa questo non si sa. Ancora presto. Anche il sindacato, da parte sua, ha chiesto un incontro a Clouditalia Irideos per capire come intende proseguire sul territorio la sua attività nel settore tlc.