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Diga di Montedoglio, ruspe in azione dieci anni dopo il crollo

Davide Gambacci
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Le ruspe si muovono a Montedoglio e i tre conci della diga crollati il 29 dicembre del 2010 non esistono più. Nell'anno del decimo anniversario è ufficialmente iniziata la ricostruzione del muro: lo scorso mese di ottobre i lavori furono consegnati alla Krea Costruzioni Srl di Terni che si era aggiudicata l'appalto; una volta allestito il cantiere, da qualche giorno sono iniziate le vere e proprie opere di demolizione. Il cantiere proseguirà poi con la rimozione dell'intero muro di sfioro che sarà ricostruito con una variazione rispetto al progetto iniziale degli anni '80: tutto ciò per elevare ulteriormente il livello di sicurezza dello stesso invaso. Al termine dei lavori, previsto comunque entro il 2020, il muro sarà più basso ma al contempo più largo per permettere all'intera struttura di essere più sicura. Sarà alleggerita anche la parte verso “monte” in maniera tale da esercitare minore pressione sull'infrastruttura. A quel punto la portata massima della diga sarà di circa 140 milioni di metri cubi di acqua con uno sbassamento del suo livello di circa un metro. Nel progetto che è stato redatto e approvato dall'ufficio autorità dighe all'interno del Ministero, sono stati considerati anche tutti i vari aspetti legati alla sismicità. “Questo invaso – commenta Domenico Caprini, presidente dell'Ente Acque Umbre Toscane – è senza dubbio strategico e fondamentale per tutto quello che riguarda il centro Italia: quindi, non solo per l'approvvigionamento di acqua per Umbria e Toscana, ma anche per quello che riguarda la regolamentazione delle piene sul Tevere. Il 2020 è sicuramente un anno importante per l'invaso di Montedoglio che finalmente tornerà nella sua piena funzionalità”. Al termine dei lavori, però, ci sarà da effettuare il collaudo; in pratica ciò che era in atto (erano le ultime fasi) la serata del 29 dicembre 2010 quando il muro di sfioro cedette riversando milioni di metri cubi di acqua a valle. Tutti, poi, sappiamo quali sono state le conseguenze. Quasi dieci anni di carte e peripezie burocratiche, seppure il 2019 è risultato essere l'anno chiave: lavori affidati e iniziati oramai da qualche giorno. Intervento che è stato finanziato dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali con un importo di circa 6,5 milioni.